Sotacarbo con RSE e Università di Cagliari: la valorizzazione delle biomasse residuali

Al via il percorso regionale sulla valorizzazione delle biomasse residuali promosso da RSE e UniCa: prima tappa al Centro ricerche Sotacarbo.

Data:
13 febbraio 2026

Sotacarbo con RSE e Università di Cagliari: la valorizzazione delle biomasse residuali
Sotacarbo con RSE e Università di Cagliari: la valorizzazione delle biomasse residuali  

Il percorso sulle biomasse residuali promosso da Ricerca sul Sistema Energetico (Rse) ha fatto tappa all’auditorium del Centro ricerche Sotacarbo a Carbonia per il primo dei quattro appuntamenti dell’isola.

L’iniziativa si basa sul progetto “eINS-Ecosystem of Innovation for Next Generation Sardinia” finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), il cui Spoke 7, capitanato dall’Università di Cagliari (UniCa), si dedica alle tecnologie low-carbon.

Sotacarbo ha collaborato con Rse e UniCa per contribuire al progetto tramite il servizio di ricerca su test di gassificazione di biomasse disponibili su territorio sardo per la produzione di bioidrogeno.Ha aperto l’incontro l’Amministratore Unico di Sotacarbo Mario Porcu: “La quantità di biomasse nell’Isola è significativa, perché è ricavabile dal sistema caseario, forestale e agricolo. Il potenziale non è indifferente: le biomasse possono mettere a disposizione tra i 1000 e 2000 gigawatt/ora, che sarebbe il 10% del fabbisogno regionale. È una risorsa importante di cui bisogna tener conto”. 

Marco Borgarello, Direttore del Dipartimento “Uso efficiente dell’energia per gli usi finali e territorio” di Rse, ha sottolineato l'importanza di eventi informativi a favore della cittadinanza e delle imprese: “La conoscenza di questi temi non è largamente diffusa nell’opinione pubblica. Oltre al contesto geopolitico, che comprende gli aspetti umani, c’è il tema dell’approvvigionamento e della sicurezza energetica. È possibile mettere insieme questi due temi? La chiave è la competitività. Non esiste transizione energetica senza dei fondamenti di sostenibilità economica. Lo studio che presenteremo oggi, un lavoro corale che ha visto tanti partecipi, potrebbe mostrare quegli elementi di competitività fondamentali per garantire un ritorno economico insediando filiere stabili nel territorio”. 

Marcello Capra, della Direzione Generale Programmi e Incentivi Finanziari (Pif) del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, non ha potuto partecipare di persona, ma ha registrato un messaggio per i rappresentanti del territorio e partecipanti dell’iniziativa: “Il tema della valorizzazione delle biomasse residuali implica ricerca scientifica, politiche energetiche e sviluppo del territorio, con l’obiettivo di massimizzare le ricadute sul territorio della Sardegna. Le biomasse hanno un ruolo importante nel Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (Pniec 2024). Il target di crescita delle rinnovabili nel settore termico è previsto essere pari a 36% al 2030, e il contributo delle biomasse, che rispettano i requisiti di sostenibilità, si prevede che arrivi al 15%”.

È intervenuto anche Manolo Mureddu, Assessore all’Ambiente e Lavori Pubblici del Comune di Carbonia: “È un piacere ospitare la ricerca nel nostro territorio. Sappiamo molto bene che investire sulle rinnovabili significa sviluppare l’occupazione e l’economia, e anche la produzione di energia da biomasse residuali, che derivano da sottoprodotti dell’agricoltura e scarti di lavorazione, è fondamentale. Sviluppare questo sistema significa attuare un sistema di produzione energetica che sia programmabile, a differenza del sistema eolico e di quello fotovoltaico”. 

L'approccio della Regione Sardegna sul tema è stato illustrato dall’Assessore all’Industria della Regione Sardegna Emanuele Cani: “Nell’ambito della nostra impostazione, abbiamo sempre individuato, oltre a eolico e fotovoltaico, anche idroelettrico, geotermia e biomasse. Voglio portare l’attenzione sulla gestione delle biomasse boschive, di cui il nostro territorio è molto ricco. Intervenire sul bosco significa dare vita e sicurezza, e sappiamo che questa può essere una risorsa, non solo per lo sfruttamento delle risorse naturali, ma anche per quello che può offrire dal punto di vista occupazionale. Valorizzare le biomasse significa creare una diffusa opportunità di lavoro e di profitto nell’ambito regionale, soprattutto in aree spopolate dell’entroterra dove c’è bisogno di implementare questa attività”.

Fabrizio Pilo, Prorettore dell’Università di Cagliari e responsabile scientifico dello Spoke 7, ha introdotto la sessione tecnica dell’evento: “Siamo all’interno di un ecosistema regionale di innovazione che spazia attorno a varie discipline per supportare la crescita culturale della Sardegna. Ha lo scopo di far crescere il tessuto economico, sociale e imprenditoriale della Regione in varie filiere come quelle dell’ambiente, finanza, sanità e transizione verde. Innovare sulle biomasse significa aiutare uno dei settori economici più importanti per la Sardegna” continua Pilo “Le tecnologie sulle biomasse non sono cose nuove, c’è tanto da fare certo, ma sono fattibili. Perché non le facciamo? Perché in questi anni il “green” è sempre stato associato a eolico e fotovoltaico, oscurando le biomasse e anche il settore idroelettrico. Perciò, adesso, non sappiamo organizzare la filiera. C’è bisogno di costruire una filiera capace di vedere l’utilità delle biomasse attraverso un percorso ordinato, chiaro, sicuro, che riceve incentivi. Certo, c’è tanta ricerca da fare nelle biomasse, ma dobbiamo aspettare che la ricerca finisca per agire? No. Possiamo prendere spunto dall’Emilia-Romagna, che intorno alla filiera delle biomasse residue ha costruito un’economia significativa”.

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Ultimo aggiornamento

13/02/2026, 21:37