Conferenza Internazionale sulla Transizione Energetica - Giorno I
Interventi svolti durante la prima giornata della Conferenza Internazionale sulla Transizione Energetica "Towards a Sustainable Future".
Data:
11 febbraio 2026
La prima edizione della Conferenza internazionale sulla transizione energetica Towards a Sustainable Future ha visto 42 presentazioni e 40 speaker in rappresentanza di cinque continenti. Di seguito una carrellata di alcuni degli spunti emersi nel corso della prima giornata.
Mario Porcu, Amministatore Unico, Sotacarbo: «Abbiamo scelto di titolare questa conferenza "Towards a Sustainable Future". Verso un futuro sostenibile. L'Onu lo definisce così: "lo sviluppo è sostenibile se soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri". Noi riteniamo che per avere concrete possibilità di raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione ipotizzati nelle varie conferenze sul clima, la transizione energetica deve tradursi in una roadmap di politiche ed azioni capaci di coniugare contemporaneamente la sostenibilità ambientale, economica e sociale. Quindi per attuare una giusta transizione energetica e costruire un futuro sostenibile i governi del mondo devono essere capaci di prendere decisioni responsabili, lungimiranti ed efficaci, affinché la transizione diventi un motore di innovazione tecnologica e industriale, in grado di generare sviluppo insieme alla tutela dell ecosistema globale».
Il saluto del Ministro On. Gilberto Pichetto Fratin, Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica: «(...) Credo che il tema della transizione energetica, e implicitamente della decarbonizzazione, sia una sfida di sistema per l'Italia, l'Europa e il mondo. La necessità di rendere più efficienti e sostenibili i nostri modi di produrre e consumare energia e beni è evidente a tutti. (...) Iniziative come la Vostra sono da questo punto di vista essenziali. Riunendo protagonisti di primo piano a livello internazionale, create e favorite quel fertile scambio indispensabile alla crescita collettiva, una crescita che sia sostenibile e soprattutto giusta per le nostre comunità, su cui le scelte si scaricheranno (...) ».
Emanuele Cani, Assessore all'Industria, Regione Autonoma della Sardegna: «La transizione energetica deve essere giusta, equilibrata e deve considerare gli interessi dei cittadini. La Sardegna ha dovuto attraversare un periodo molto complesso. Cittadini e cittadine del territorio hanno mostrato di preoccuparsi dello sfruttamento delle risorse locali, il che è comprensibile. Ma altrettanta attenzione deve essere rivolta al risultato economico, sociale e produttivo. La transizione energetica non riguarda solo la "piccola" Sardegna, ma è planetaria».
Carl Greenfield, Energy Analyst, International Energy Agency (IEA): «L'innovazione è più importante di quanto possa sembrare al momento. Molte delle tecnologie energetiche più innovative odierne sono diventate praticabili solo dopo decenni di costante sostegno politico alla ricerca e sviluppo e di apprendimento sul campo. Il mix energetico futuro non è predeterminato. Le politiche esistenti modificano la curva, ma non definiscono appieno la direzione verso cui ci troveremo. Il ritmo e la forma della transizione dipenderanno dalle scelte politiche, dalle decisioni di investimento e dagli sforzi di innovazione compiuti oggi».

Charles Taylor, Energy Analyst, Only Natural Energy (ONE): «Le politiche statunitensi sono sostanzialmente divise in base alle linee di partito: i Democratici generalmente sostengono le energie rinnovabili e promuovono politiche come la fissazione del prezzo del carbonio e gli standard di efficienza energetica; i Repubblicani non sono generalmente contrari all'energia pulita, ma cercano di bilanciare i benefici dell'energia pulita con la possibilità di un'eccessiva regolamentazione federale e l'impatto sulle industrie tradizionali dei combustibili fossili. Il settore dei trasporti ha visto un aumento delle energie rinnovabili grazie alla legislazione, ma ha recentemente subito un duro colpo a causa dell'abrogazione degli incentivi fiscali e dell'abolizione degli standard di risparmio di carburante. La percezione pubblica dei veicoli elettrici è contrastante: i benefici ambientali e il risparmio di carburante sono i principali fattori che ne determinano l'accettazione da parte del pubblico, ma esiste ancora una certa resistenza nei confronti dei veicoli elettrici a causa dei costi elevati (acquisto/batteria), dell'ansia da autonomia e della mancanza di stazioni di ricarica pubbliche convenienti».
Biqing Yang, Energy Analyst, Ember: «La Cina sta passando dall'aggiunta di capacità eolica e solare alla costruzione di un sistema completo in grado di integrare, bilanciare e sostenere l'elettricità pulita su larga scala. La transizione verso l'energia pulita offre opportunità e fornisce alla Cina la leva strategica per posizionarsi come leader in alcuni settori del futuro. La Cina adotta l'approccio "build before break": la necessità di garantire la disponibilità di una fonte di energia pulita prima di eliminare gradualmente la struttura esistente.».

Toby Lockwood, Direttore del Carbon Management Practice, Clean Air Task Force: «L'Unione europea considera la transizione un mezzo per ridurre la dipendenza dalle importazioni di energia, ma ci richiede anche un maggiore controllo delle catene di approvvigionamento. L'amministrazione statunitense sta dando priorità all'energia nazionale a prezzi accessibili, indipendentemente dall'impatto sul clima».
Griselda Lambertini, Direttrice del Centro de Estudios de la Actividad Regulatoria Energetica (CEARE), Universidad de Buenos Aires: «Il gas naturale sta consolidando la sua posizione come principale fonte di energia stabile, sostenendo la crescita delle rinnovabili nella produzione di energia in America Latina e nei Caraibi. La mobilità elettrica nella regione continua a crescere rapidamente. Dal 2022 al 2025 il numero di veicoli elettrici in circolazione è quasi decuplicato. Il Brasile è leader nella flotta di veicoli elettrici leggeri, mentre il Cile è leader negli autobus elettrici. Questi risultati confermano i progressi della regione verso un mix energetico più pulito, resiliente e sostenibile».

Barry MacColl, Senior Regional Manager, Electric Power Research Institute (EPRI): «Ciò in cui credete guida il vostro comportamento. Le vostre convinzioni come ingegneri, ricercatori e scienziati, che vi piaccia o no, formano il contesto della vostra ricerca e ciò che credete riguardo quello che studiate. Quindi, la storia che si racconta sull'Africa o sull'America Latina, o sull'Europa, in merito al cambiamento climatico, è molto importante da raccontare. La psicologia sembra essere più importante della tecnologia nel determinare il futuro: è la psicologia della mente umana che ci fa scegliere tra le nuove tecnologie e ci porta avanti. Quando parliamo di un futuro sostenibile per il mondo, dobbiamo includere anche l'Africa, che avrà bisogno di tanta energia. Abbiamo le tecnologie necessarie: l'ostacolo è principalmente finanziario e l'innovazione è necessaria per ridurre radicalmente i costi».
Noel Simento, Ex Direttore, Australian National Low Emission Coal Research and Development initiative (ANLEC R&D): «L'obiettivo Net Zero si profila come un'aspirazione difficile per l'Australia: il divario tra le intenzioni dichiarate dei governi e i risultati della transizione è molto ampio. Spetta a scienziati e tecnologi "smascherare" le narrazioni che distorcono "la verità" su ciò che è necessario e ciò che è possibile».
Paolo Bertoldi, Senior Expert in energia sostenibile e policy del cambiamento climatico alla European Commission, Lead Author per l'IPCC, Fifth Assessment Report (AR5), Sixth Assessment Report (AR6) e Special Report on 1.5°, attualmente un Lead Author per il nuovo IPCC Seventh Assessment Report (AR7): «Coloro che hanno contribuito meno al cambiamento climatico sono spesso i più vulnerabili ai suoi impatti: Africa, Asia, America Centrale/Sud America, Paesi meno sviluppati, piccole isole e Artico. Milioni di persone sono esposte a grave insicurezza alimentare e idrica. Le persone in queste aree hanno fino a 15 volte più probabilit di morire a causa di inondazioni, siccità e tempeste, rispetto alle aree più resilienti».
Michele Benini, Direttore del Dipartimento dello sviluppo di sistemi energetici, Ricerca sul Sistema Energetico (RSE): «Nello scenario nucleare, i risultati del National Energy and Climate Plan (Necp) mostrano una maggiore elettrificazione dei consumi e maggiore utilizzo del Power-to-X grazie a minori costi di generazione e fornitura di calore in cogenerazione. Il costo complessivo è inferiore di 17 miliardi rispetto allo scenario senza nucleare nel tempo considerato».

Stefania Crotta, Direttrice Generale Programmi e Incentivi Finanziari, Ministero dell Ambiente e della Sicurezza Energetica: «La strategia italiana per l'espansione delle tecnologie a basse emissioni di carbonio si esprime attraverso un quadro integrato di politiche, finanziamenti e ricerca guidato dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica. Il Piano Nazionale Energia e Clima aggiornato (Pniec 2024) definisce obiettivi di decarbonizzazione, efficienza energetica, sicurezza energetica, integrazione del mercato e innovazione, seguendo un approccio tecnologicamente neutrale. Per divenire concrete, queste strategie devono attuarsi in una società che sia disposta ad aprirsi al cambiamento. Riguardo la strategia nazionale per l’idrogeno, attenzione particolare viene data alle infrastrutture di trasporto per l’idrogeno, in particolare al corridoio sud e ai porti che possono essere, nella conformazione nazionale, un punto di rilievo molto importante. In questo le due isole maggiori giocano un ruolo non indifferente».
Mariachiara Zanetti, Vicerettore per le Politiche territoriali, nazionali ed europee, Politecnico di Torino: «L'Italia ha il potenziale per svolgere un ruolo di primo piano nelle attività di ricerca sulle materie prime critiche. È importante supportare e facilitare il raggiungimento di un Technology Readiness Level (Trl) > 6, con piena collaborazione tra enti di ricerca e industrie».
Fabrizio Pilo, Prorettore, Ingegneria industriale e dell'informazione, Università di Cagliari: «Le rinnovabili non stanno solo cambiando l’energy mix, stanno trasformando il sistema elettrico. La necessità è investire, gestire il sistema, ripensarlo completamente in base alle esigenze delle fonti rinnovabili. Le leggi fisiche esistono ancora, ma la maggior parte delle interazioni è ora mediata da inverter e software. La sfida è pianificare e coordinare reti, mercati e regolamentazione per gestire i costi e migliorare la sicurezza».
Roberto Ferrario, Carbon Capture, Utilization and Storage (Ccus) Knowledge Owner, ENI: «Ravenna è una città sulla costa adriatica e per decenni è stata il fulcro del nostro giacimento di gas adriatico. Al momento, ci stiamo avvicinando al completo esaurimento del giacimento. Quindi, c'è un'enorme opportunità di riconvertire parte di questi giacimenti in siti di stoccaggio per le emissioni industriali. Ravenna CCS, progetto di cattura e stoccaggio della CO2 che Eni e Snam stanno sviluppando, è di gran lunga il più grande dell'Europa meridionale ed è individuato come Hub di Riferimento per l'Europa meridionale a supporto della decarbonizzazione dei distretti industriali in Italia e nell'area del Mediterraneo grazie a un potenziale di stoccaggio di 500 tonnellate, e l'hub di stoccaggio di riferimento per il PCI CallistoMediterranean CO2Network».
Giorgio Querzoli, Ingegneria civile ed architettura, Università di Cagliari: «Supponendo che in futuro l'energia verde possa essere prodotta da impianti eolici e solari, la produzione idroelettrica presenta alternative di accumulo e caratteristiche uniche. L'accumulo idroelettrico mediante pompaggio non consuma acqua, ma la utilizza solo temporaneamente. Questo è un fattore importante da considerare, poiché l'acqua è una risorsa sempre più scarsa. L'obiettivo dello studio che stiamo conducendo presso l'Università di Cagliari è sviluppare e testare, in Sardegna, una procedura GIS completamente automatizzata per valutare il potenziale dell'accumulo idroelettrico mediante pompaggio».
Lesley Sloss, Professoressa, Macquarie University Sydney: «L'uso del carbone a livello globale raggiungerà presto il suo picco, ma il suo raggiungimento potrebbe essere ritardato dalle economie emergenti, che stanno costruendo nuovi impianti in contrasto con gli obiettivi climatici, ma possiamo ridurre le emissioni efficientemente attraverso una gestione strategica delle flotte».
Niall Dunphy, Ricercatore Senior, University College Cork: «Realizzare la decarbonizzazione richiede, e comporterà, una profonda trasformazione sociale con il coinvolgimento dei cittadini. Molti dicono "non farne una questione politica", tuttavia, tutto è politico, e rifiutarsi di confrontarsi con lo status quo è di per sé una posizione politica».

Tavola rotonda "A Global Transition: Where Do We Go?" moderata da Sergio Garribba, coordinatore del Pillar-II Energia dell EUSAIR.
Domanda 1: Gli obiettivi previsti per la decarbonizzazione del sistema energetico entro il 2050 sono realistici? Quali sono le minacce e gli ostacoli? Come superarli?
Pilo: «Dal mio punto di vista, come esperto di sistemi elettrici, penso che gli obiettivi siano realistici, il ritmo è buono se si guardano i numeri. Il problema è che il sistema non è in grado di seguirli. Non si tratta solo di obiettivi, ma dobbiamo anche cambiare il modo in cui utilizziamo l'energia, dobbiamo convincere le persone a cambiare le proprie abitudini».
Simento: «Io metto in dubbio la premessa: chi stabilisce l'obiettivo di zero emissioni nette entro il 2050? Si basa su una narrazione che dice che siamo in una crisi climatica e che dobbiamo farlo entro questa data. Non ne sono convinto. Penso che abbiamo tempo. Tuttavia, penso che ci siano molti vantaggi nella decarbonizzazione. La sostenibilità ha tre fasi di maturità: la prima fase è la riduzione dell'impatto, la seconda è la preservazione del capitale naturale e la terza è l'adattamento. Siamo bloccati nella seconda fase, non pensiamo all'adattamento. Arriviamo all'ideologia del "bisogna raggiungere zero emissioni nette entro il 2050, bisogna eliminare gradualmente il carbone". No, non dobbiamo farlo per forza, ma, per preservare il capitale naturale, dovremmo comunque decarbonizzare. Dovremmo essere disposti a parlarne e a mettere in discussione le narrative».
Lambertini: «Se si pensa in termini di fonti di generazio

ne di energia elettrica siamo a buon punto. A livello regionale, abbiamo già raggiunto il 65% o più di energie rinnovabili nella matrice elettrica. Ma è irrealistico pensare di poter raggiungere obiettivi simili per quanto riguarda la matrice energetica primaria. L'intero insieme di usi finali dell'energia, principalmente i trasporti, è difficile da eliminare gradualmente. In Argentina non produciamo nemmeno veicoli elettrici».
Domanda 2: Come vedete l'impatto dell'intelligenza artificiale sul futuro dei sistemi energetici e sulla transizione energetica?
Greenfield: «Si tratta di due scenari: IA per l'energia ed energia per l'IA. Intelligenza artificiale per l'energia analizza quali parti dei sistemi energetici possono essere migliorate o supportate dall'IA, per esempio prototipazione, ottimizzazione della progettazione, migliorie nel settore energetico, gestione e manutenzione e pianificazione del sistema per diverse tecnologie. Energia per l'IA significa analizzare quanta energia richiederà effettivamente l'IA, di che tipo, dove? L'impatto maggiore si avrà in quelle regioni e quei paesi che tradizionalmente hanno visto una stagnazione della domanda di elettricità e ora vedono tale domanda aumentare. Bisogna riflettere sull'impatto che l'IA, per esempio attravereso la costruzione di data centre, avrà sui prezzi locali dell'elettricità. Al momento, richiede più di quanto la rete possa sopportare».
Domanda 3: L'energia nucleare (fissione e fusione nucleare) ha un ruolo nella transizione energetica?
Yang: «Se osserviamo la struttura del sistema energetico cinese, il nucleare rappresenta attualmente una quota relativamente minore, ma ciò non significa che la potenza nucleare sia piccola. In termini di produzione di energia nucleare, la Cina è al primo o secondo posto al mondo, quindi ha sempre avuto un'importanza strategica. Le politiche relative all'energia nucleare pongono molta enfasi sulla sicurezza».
Simento: «Vengo da un Paese, l'Australia, in cui è consentito vendere uranio ma non utilizzarlo. Credo che l'energia nucleare debba essere parte integrante di qualsiasi mix energetico vogliamo adottare se vogliamo ridurre le emissioni. Con il nucleare e la tecnologia CCS, si può ottenere un sistema a zero emissioni nette molto più economico che concentrarsi solo sulle energie rinnovabili».
GIORNO II
Ultimo aggiornamento
11/02/2026, 16:24





















