Un divario invisibile da colmare: donne e povertà energetica in Italia

Anche in Italia la povertà energetica tende a sfavorire maggiormente le donne rispetto agli uomini, ma in modo meno netto rispetto agli altri paesi europei

Date:
08 January 2026

La povertà energetica: un fenomeno tristemente in crescita
La povertà energetica: un fenomeno tristemente in crescita  

Mentre in Europa oltre 35 milioni di persone fanno fatica a pagare le bollette energetiche o hanno accesso limitato a energia di buona qualità a causa del reddito troppo basso, in Italia la situazione non è molto differente anche se leggermente migliore rispetto alla media europea. Per quanto riguarda il nostro Paese, infatti, è utile richiamare i dati raccolti dall’Istat nell’ambito dell’indagine EU-SILC (European Union – Statistics on Income and Living Conditions, Statistiche dell’Unione Europea su Reddito e Condizioni di Vita), utilizzando la definizione di povertà energetica fornita dalla direttiva EED 3. Da questa base sono stati individuati quattro indicatori per misurare l’impatto della povertà energetica sulla popolazione, in particolare sulle donne:

  1. la percentuale di persone a rischio di povertà che non riescono a riscaldare adeguatamente la propria abitazione;
  2. la percentuale totale di popolazione che non riesce a riscaldare adeguatamente la casa;
  3. la percentuale di persone a rischio di povertà in arretrato con il pagamento delle bollette energetiche;
  4. la percentuale totale di persone in arretrato con le bollette.

I dati provengono dai database di Istat, Eurostat e dell’Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (OIPE) e forniscono un quadro quantitativo utile per comprendere la portata del fenomeno e guidare politiche pubbliche più eque e mirate, con un’attenzione particolare alla condizione femminile.

Va precisato che, per quanto riguarda il primo e il terzo indicatore presi in esame, non è stato possibile reperire dati disaggregati per genere all'interno dei database consultati.

Concentrandosi sul secondo indicatore, ossia la quota di popolazione totale che non riesce a riscaldare adeguatamente la propria abitazione e analizzando i dati in riferimento alle famiglie, emerge un divario di genere significativo.

Come mostra la figura, l’11,2% delle famiglie in cui le donne sono le principali percettrici di reddito si trova in difficoltà nel garantire un riscaldamento adeguato all’interno della propria casa. Questo dato risulta superiore di oltre due punti percentuali rispetto alle famiglie in cui è un uomo a rappresentare la principale fonte di reddito.

Famiglie non in grado di riscaldare adeguatamente la propria casa, suddivisa per sesso del principale percettore di reddito (%), anno 2022 - fonte Istat
Famiglie non in grado di riscaldare adeguatamente la propria casa, suddivisa per sesso del principale percettore di reddito (%), anno 2022 - fonte Istat

La figura che segue mostra i dati relativi al quarto indicatore preso in esame, ovvero la quota di popolazione – e più precisamente, secondo la rilevazione Istat, il numero di famiglie – che si trova in arretrato con il pagamento delle bollette energetiche. I dati sono disaggregati in base al sesso del principale percettore di reddito all’interno del nucleo familiare.

Dall’analisi emerge una leggera differenza tra i due gruppi: le famiglie in cui la donna è la principale fonte di reddito risultano più esposte al rischio di morosità rispetto a quelle in cui il principale percettore è un uomo. Nello specifico, il 5,2% delle famiglie con una donna come principale percettrice di reddito risulta in arretrato con il pagamento delle bollette, contro il 4,5% delle famiglie in cui il ruolo è ricoperto da un uomo.

Anche se la differenza può sembrare contenuta, questi dati confermano una tendenza già osservata: le famiglie a guida femminile tendono ad affrontare maggiori difficoltà economiche nel far fronte ai costi dell’energia.

Famiglie in arretrato con il pagamento delle bollette, suddivise per sesso del principale percettore di reddito (%), anno 2022 - fonte Istat
Famiglie in arretrato con il pagamento delle bollette, suddivise per sesso del principale percettore di reddito (%), anno 2022 - fonte Istat

Se si prende in considerazione il secondo indicatore – ovvero la quota di popolazione totale (espressa in termini di singoli individui) che non riesce a riscaldare adeguatamente la propria abitazione – e si analizzano i dati disaggregati per sesso e classe di età del componente di riferimento, emergono differenze interessanti, illustrate nel grafico a istogrammi più in basso.

Le disparità più marcate tra uomini e donne si osservano nella fascia d’età tra i 25 e i 34 anni nella quale gli uomini risultano maggiormente esposti al rischio di non riuscire a mantenere una temperatura adeguata all’interno della propria casa rispetto alle donne della stessa età.

Nella fascia tra i 35 e i 54 anni la situazione si presenta più equilibrata: i dati mostrano una stabilità tra i sessi, con scarti poco significativi.

Il quadro cambia invece nella fase più avanzata della vita. A partire dai 55 anni, sono le donne a incontrare maggiori difficoltà rispetto agli uomini. In particolare, nella fascia compresa tra i 55 e i 64 anni, la differenza supera i 2 punti percentuali, con un 7,9% degli uomini in difficoltà contro un 10,3% delle donne.

Guardando infine al dato complessivo sull’intera popolazione, le percentuali risultano quasi sovrapponibili tra i due sessi. Tuttavia, si registra comunque un leggero svantaggio per le donne, pari a uno scarto di 0,2 punti percentuali

Quota di individui non in grado di riscaldare adeguatamente la propria abitazione (%), anno 2022
Quota di individui non in grado di riscaldare adeguatamente la propria abitazione (%), anno 2022

Restando sempre sullo stesso indicatore, la figura seguente mette a fuoco in particolare la quota di popolazione femminile che non riesce a riscaldare adeguatamente la propria abitazione. Si tratta dello stesso dato già riportato nell’ultima colonna della precedente immagine, ma qui viene isolato e confrontato con i dati degli altri Paesi attraverso una mappa a livello europeo.

Quota di donne non in grado di riscaldare adeguatamente la propri abitazione (%), anno 2022
Quota di donne non in grado di riscaldare adeguatamente la propri abitazione (%), anno 2022

Dal confronto emerge che la situazione italiana è leggermente migliore rispetto alla media europea: in Italia, l’8,9% delle donne dichiara di avere difficoltà a riscaldare la propria casa in modo adeguato, mentre la media europea si attesta su un valore più alto, pari al 10%.

Le ragioni di questa maggiore vulnerabilità femminile alla povertà energetica sono da ricercarsi nelle disuguaglianze economiche strutturali: il divario salariale, il divario pensionistico, la necessità di conciliare lavoro e assistenza familiare, la sovra rappresentazione in settori a bassa retribuzione (come l’assistenza, la sanità e l’istruzione) e la maggior frequenza di impieghi part-time. Tutti questi fattori contribuiscono a rendere le donne particolarmente vulnerabili agli effetti negativi della povertà energetica, che colpisce duramente chi ha redditi bassi.

Affrontare la povertà energetica con un approccio sensibile al genere non è solo una questione di equità sociale: è una necessità per garantire che la transizione energetica non lasci indietro proprio chi è già più vulnerabile. Servono politiche mirate, dati disaggregati e un impegno concreto per colmare il divario che ancora separa uomini e donne nell’accesso a un’energia dignitosa e inclusiva. EL

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08/01/2026, 10:27