Corpo Pagina

Piano Sulcis, ricerca e sviluppo: il punto

“Il Piano Sulcis non ha risolto tutti i problemi del territorio, può essere migliorato ma funziona. Tanto è vero che in altre parti della Sardegna è stato già preso ad esempio per cercare di riporre qualcosa di analogo. Ma i tanti soldi assicurati non durano in eterno e per questo è importante che vengano spesi, spesi bene, al più presto”. Un plauso e un monito: così l’assessore regionale alla Programmazione Raffaele Paci ha concluso il workshop di Carbonia sullo stato di attuazione delle misure dedicate nel Piano Sulcis a ricerca e sviluppo.

Dal dibattito, ospitato nel Centro ricerche Sotacarbo, è emersa la necessità di un diverso modello di sviluppo economico che consenta il riposizionamento delle imprese in nuovi settori di mercato. Per attuare questo nuovo modello, occorre un approccio graduale e progressivo: puntare anzitutto alla ricerca di base e poi alla ricerca applicata con la verifica della risorse e la fattibilità delle tecnologie per poi approdare infine allo sviluppo industriale. Dal punto di vista energetico, è evidente un adeguamento delle azioni previste alle linee guida europee (ossia sviluppo delle rinnovabili, energia low carbon e CCUS, economia circolare e smart grid).

Numerosi e eterogenei gli interventi. Il sindaco di Carbonia Paola Massidda, a proposito dell’efficacia delle misure previste dal piano, mette l’accento sulla necessità di una pianificazione strategica territoriale che parta dal basso, con un maggiore coinvolgimento dei sindaci per la riuscita del Piano. Il Rettore dell’Università di Cagliari Maria del Zompo si sofferma sull’importanza a livello strategico delle tre “i”: istruzione, innovazione e istituzioni. La competenza è strettamente legata alla conoscenza che è propedeutica allo sviluppo del territorio. Occorre anzitutto creare innovazione, liberandosi così dalla dipendenza dall’estero, adottando un approccio interdisciplinare che crei un legame tra l’università e le imprese, mettendo a disposizione risorse tangibili (persone, infrastrutture e fondi) e intangibili (conoscenza) e trasformando l’innovazione in ricerca applicata. In questo ambito, il Rettore mette in luce il contributo dato dall’università attraverso il ContaminationLab, una filiera della ricerca che copre vari settori dall’ICT al benessere e alla salute sino all’ambiente e allo sviluppo sostenibile e che si mette a disposizione della Sardegna incentivando la co-operazione  tra territorio e imprese. Il coordinatore del Piano Sulcis Salvatore Cherchi ricorda che “si parla di un piano strategico da 600 milioni, la cui finalità politica è contribuire e modificare un modello di sviluppo attraverso progetti innovativi”. Un aspetto critico in tema ambientale riguarda la gestione di grossi volumi dei residui delle lavorazioni minerarie e minero-metallugiche. Riguardo a questi ultimi una linea di ricerca si occupa del recupero e abbattimento di metalli pesanti dai fanghi con la messa a punto di un sistema per la valorizzazione dei residui in materia prima secondaria riutilizzabile anche solo come inerte  per riempire i pozzi sotterranei.

Il presidente della Sotacarbo Alessandro Lanza sottolinea l’impegno della sua azienda nel portare avanti studi innovativi sulla produzione di energia a basso contenuto di carbonio “low carbon” (con emissioni nulle o negative di CO2). A tal riguardo si sofferma sull’attività esplorative riguardanti il confinamento geologico della CO2 che in futuro prevedono l’installazione di pozzi a livello sperimentale. Un accento particolare alle attività divulgative della Società a favore della cittadinanza. “Nel corso dell’ultimo anno abbiamo ospitato circa 1000 studenti di varie età” – sottolinea Lanza – “che hanno preso parte alle attività di divulgazione e formazione che portiamo avanti nel centro ricerche, diventandone ambasciatori”. Coinvolgere la cittadinanza in attività divulgative e conoscitive “è un modo per restituire al territorio ciò che il territorio ci offre e ci finanzia” conclude Lanza.

Il Presidente della Carbosulcis Antonio Martini elenca le attività avviate dalla sua azienda e pone l’accento sulle misure compensative previste dal piano di chiusura della miniera, che hanno permesso interventi di efficientamento energetico e studi sulla messa a punto di una smart grid.

In chiusura, come anticipato, l’assessore Paci mette l’accento sulla complessità dell’apparato istituzionale del Piano che spesso ha impedito di sfruttare risorse già allocate. “Servirebbe un commissario con poteri speciali. Occorre programmare e andare avanti in tempi rapidi. Ma la legislazione al momento non lo permette e non possiamo che adeguarci”. EL