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Riduzione gas serra nella climatizzazione: online i primi risultati

Una delle principali cause del riscaldamento globale che colpisce il pianeta è il rilascio in atmosfera di sostanze come l’anidride carbonica, che contribuiscono all’aumento dell’effetto serra. Tra queste hanno grande rilievo i refrigeranti utilizzati nei sistemi di climatizzazione che, una volta rilasciati in atmosfera, hanno tempi di decadimento molto lunghi. Per tale motivo la ricerca di composti a basso impatto sul clima sta riscuotendo un interesse sempre maggiore da parte del mondo industriale, anche a causa dei vincoli ambientali sempre più restrittivi sull’impiego di tali sostanze.

Importanti risultati nel settore sono stati recentemente conseguiti dalla University of Engineering and Technology (UET) Lahore, prestigioso ateneo pakistano col quale Sotacarbo sta avviando un’ampia collaborazione su diversi temi di ricerca. Il lavoro consiste nel confronto sperimentale di differenti tipologie di idrofluoroolefine (HFO), composti organici insaturi che contengono nella loro struttura molecolare idrogeno, fluoro e carbonio. “I risultati di questo studio sono molto promettenti, di facile applicazione industriale e evidenziano come le HFO possano garantire prestazioni paragonabili e spesso superiori a quelle dei refrigeranti commerciali ma con un impatto sul clima estremamente ridotto”, precisa il professor Muhammad Farooq, coordinatore della ricerca.

Il lavoro, recentemente pubblicato sulla rivista scientifica internazionale “Processes” (edita dal Multidisciplinary Digital Publishing Institute, MDPI), riporta i risultati sperimentali conseguiti dalla UET Lahore ed elaborati in collaborazione con un ampio team internazionale che, oltre a Sotacarbo, comprende Heriot-Watt University e Aston University (Regno Unito), Karlstad University (Svezia), National University of Sciences and Technology (Pakistan) e Yalova University (Turchia). “Si tratta del primo risultato di una stretta e proficua collaborazione che abbiamo in corso con la UET Lahore, finalizzati all’individuazione di soluzioni tecnologiche sostenibili per il pianeta nel settore dell’energia”, sottolinea Alberto Pettinau, co-autore dello studio. APe