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L’inquinamento in Italia al tempo del Sars-Cov-2

Mappa Europa PM10 - Copyright EEA

Come già accaduto in Cina, l’effetto del contenimento alla diffusione del virus Sars-Cov-2 sta avendo effetti positivi sulla qualità dell’aria anche in Italia. Sempre dalla Cina, insieme al virus, arrivano anche alcuni studi scientifici che provano a spiegare come e perché il nuovo Coronavirus abbia avuto maggiore diffusione nelle regioni dove l’inquinamento atmosferico è elevato.

A mettere in evidenza la riduzione degli inquinanti in atmosfera è stata l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), che attraverso il programma Copernicus ha diffuso le immagini elaborate dai dati provenienti dal satellite Tropomi. La sonda, dedicata alla rilevazione di diversi inquinanti atmosferici tra i quali ossidi di azoto, ozono, formaldeide, anidride solforosa, monossido di carbonio, metano e aerosol, ha mostrato la drastica diminuzione dei livelli di ossidi di azoto (NOx) nel nord Italia e soprattutto nella valle del Po.

Gli ossidi di azoto, emessi principalmente dai veicoli a motore e dalle attività industriali, sono causa di morti premature sia in Italia che in Europa. Le misure restrittive imposte all’inizio del mese alla circolazione della popolazione e lo stop alle attività produttive non indispensabili hanno contribuito al miglioramento della qualità dell’aria. Effetto atteso, che non sorprende.

A differenza dei alcuni studi scientifici che evidenziano un legame tra l’inquinamento atmosferico e la diffusione del Covid-19: da un lato elevati valori di particolato favoriscono la diffusione di virus, batteri e funghi, dall’altro rendono più vulnerabile il sistema respiratorio e, come noto, il nuovo Coronavirus attacca aggressivamente i polmoni compromettendone la funzionalità. Questo spiegherebbe, almeno in parte, perché la zona più colpita dall’epidemia da Covid-19 è il nord Italia ed in particolare la Lombardia, dove nel periodo tra dicembre 2019 e le prime settimane di febbraio 2020 ha superato il limiti di legge previsti per le polveri sottili (PM10) e gli ossidi di azoto.

La riduzione degli inquinanti in seguito allo stop forzato, potrebbe essere un valido strumento per capire come combattere l’inquinamento una volta terminata l’epidemia. Ma è lecito dubitare. Non è remota l’eventualità che la ripresa delle attività, dopo questo stop forzato, sia più vigorosa, con livelli di inquinamento uguali o superiori ai mesi scorsi. SLai