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L’emergenza sanitaria è anche climatica

“Non possiamo festeggiare l’attuale calo delle emissioni. Perché in assenza di misure strutturali non sarà sostenibile”. Lo dice Fatih Birol, direttore dell’International Energy Agency, intervistato dal quotidiano britannico The Guardian sull’emergenza sanitaria in corso.

Il Coronavirus (Covid-19) rappresenta una minaccia a livello globale e rischia di indebolire le azioni a lungo termine messe in atto contro l’emergenza climatica. Birol sottolinea infatti che “se è vero che le misure attuate dai diversi stati per sconfiggere la pandemia porteranno a un crollo delle emissioni globali di CO2, è anche possibile un rallentamento della transizione verso l’energia pulita e le rinnovabili”.

Secondo un rapporto di Bloomberg New Energy Finance, nel 2020 si potrebbe registrare una riduzione dell’8% dei nuovi progetti di energia solare e un forte rallentamento delle vendite di veicoli elettrici.  I governi sono chiamati ora a fronteggiare l’emergenza sanitaria mettendo in campo tutte le risorse disponibili. Ma per evitare una brusca frenata della transizione energetica in corso, si pensa già alla necessità di ulteriori misure di sostegno economico – i cosiddetti stimulus packages.

Il 70% degli investimenti mondiali in energia pulita, come analizzato da IEA, sono promossi dai governi, sia attraverso finanziamenti pubblici diretti sia in risposta a politiche come sussidi o tasse. I sussidi statali per i combustibili fossili ammontano a $ 400 miliardi (£ 300 miliardi) ogni anno. Birol invita i governi a sfruttare la flessione dei prezzi globali del petrolio per eliminare i sussidi ai combustibili fossili, utilizzandoli per sostenere la spesa sanitaria.

“Queste difficili condizioni di mercato saranno un chiaro test per gli impegni presi dai governi”, ha affermato Birol. “Ma la buona notizia è che abbiamo tecnologie che consentono di sfruttare le fonti rinnovabili a costi minori e questo offre una grande opportunità in questa situazione”. ELoria