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Il viaggio di Carola per ripulire le spiagge europee

Una piccola goccia nel mare? Forse. Ma grande è la volontà di dare un contributo alla salvaguardia dell’ambiente.

Parliamo dell’impegno di Carola Ludovica Farci, insegnante cagliaritana di 32 anni, che ha preso un anno sabbatico dal suo mestiere per girare le coste del Vecchio continente, con la sola compagnia del labrador Polly, per ripulirle da rifiuti, spazzatura e tutto ciò che deturpa o inquina.

Alcuni studenti dell’Istituto Amaldi di Carbonia, impegnati in un Percorso per le competenze trasversali e l’orientamento presso Sotacarbo, l’hanno intervistata per sapere qualcosa di più della sua ammirevole iniziativa contro l’incuria e l’inciviltà di chi tratta il nostro pianeta come una grande discarica.

Come è nata l’idea di intraprendere questo viaggio per andare a ripulire le spiagge dai rifiuti?
Sono una sub e non sopporto di trovare la plastica sia in spiaggia che in mare. L’estate scorsa avevo fatto un giro nel golfo di Napoli su una barca a remi e mi ero resa conto dell’elevata sporcizia, dovuta soprattutto ai rifiuti plastici. Questo ha risvegliato in me l’attenzione sul problema. Così ho deciso di mettere per un anno tutto in “stand-by” e di partire.

Quando sei partita e con quali aspettative?
Il viaggio è cominciato il 17 ottobre 2021 e le mie aspettative sono state subito disattese quando mi sono resa conto della situazione tragica in cui versano molte coste europee: avevo in mente il nostro Poetto, ma ho trovato spiagge molto più sporche di quanto potessi immaginare.

Finora quanti stati hai visitato e dove ti trovi adesso?
Sono partita dall’Italia e poi ho raggiunto Grecia, Turchia, Bulgaria, Kosovo, Macedonia, Albania e attualmente mi trovo in Montenegro, a Cattaro. Le tappe del mio viaggio dipendono fortemente dalla possibilità di trovare ospitalità ed eventuali lavoretti in cambio di vitto e alloggio.

Dove hai trovato la situazione ambientale più drammatica?
In Albania. Ho trovato spiagge invase dai rifiuti, una in particolare con una distesa di pannolini. Lì ci sono grosse difficoltà con lo smaltimento dei rifiuti. Poi nel nord della Turchia, nel mar di Marmara: se infili un bastone in acqua riesci a tirar su una certa quantità di buste di plastica. Infine, i fiumi della Bulgaria con plastica e rifiuti che inevitabilmente poi trovano la via del mare.

Come vieni accolta dagli abitanti dei paesi che stai visitando?
Dipende. A volte con diffidenza, ma ci sono anche le persone disposte a dare una mano. Ci sono state però delle eccezioni: in un paesino dell’Albania mi hanno visto arrivare con le buste della spazzatura e si sono avvicinati in modo minaccioso perché non capivano cosa stessi facendo.

Chi ti aiuta, come lo fa?
La collaborazione arriva anzitutto dalle persone che mi offrono ospitalità e decidono di aiutarmi nella raccolta dei rifiuti. Alcuni di loro ancora oggi mi scrivono raccontando che continuano a raccogliere la spazzatura. In generale la disponibilità e la collaborazione dipendono anche dalla cultura e dalla sensibilità verso questi problemi ambientali. Non in tutti i paesi si ha la stessa attenzione.

Com’è la tua giornata tipo?
Dipende se nel posto in cui mi trovo sono ospite o devo lavorare. Se sono semplicemente ospite, la mattina, dopo aver fatto colazione, raggiungo la spiaggia e procedo con la pulizia. Nel pomeriggio visito il luogo nel quale mi trovo e in serata studio, perché continuo la mia formazione in vista del rientro a scuola. Se invece lavoro, come sto facendo qui in Albania, raggiungo la spiaggia nel pomeriggio dove raccolgo rifiuti per 3-4 ore.

Qual è la tipologia di rifiuti più diffusa e allo stesso tempo più problematica?
Senz’altro al primo posto le bottiglie e le buste di plastica. Poi il polistirolo: soprattutto le cassette usate per il pesce sono pericolose, perché il materiale si sgretola ed è praticamente impossibile recuperarlo. Anche le reti dei pescatori: mi capita di incontrarli e di chiedergli di fare attenzione a non dimenticarne in mare.

Con te c’è Polly, la tua cagnolina. Come accompagna il tuo viaggio e le tue giornate?
Polly è collaborativa: le piace entrare in acqua quando è fresca e talvolta è lei che va a recuperare il rifiuto. È fondamentale in questo viaggio e so anche che nel momento in cui vedessi che lei è in difficoltà o non stesse bene, finirei per rientrare a casa.

Pensi che questo tuo percorso stia sensibilizzando la gente che incontri sulla  salvaguardia dell’ambiente?
In parte sì, ma mi confronto con persone di paesi spesso poco attenti alle questioni ecologiche. Per questo motivo, un po’ come mi accadeva tanti anni fa (e ora non più) quando ripulivo la spiaggia di Cagliari, vengo considerata strana o vista con sospetto. Poi, spiegando, la gente comprende meglio: per questo è importante che questa pratica del ripulire le spiagge sia sempre più diffusa.

Quando ti riterrai soddisfatta del tuo lavoro e quando terminerai il tuo viaggio?
Quando sono partita mi ero data come obiettivo la raccolta di una tonnellata di rifiuti. A oggi ne ho raccolte più di due ma non sono soddisfatta e vado avanti.

Cosa ti manca più della Sardegna?
Il clima. Ho vissuto un inverno lungo e rigido, specie in Turchia e Bulgaria. Mi mancano gli amici, la famiglia, la mia “comfort zone”. E mi manca anche la tranquillità: in questo viaggio sono sola con il mio cane e la mia auto, devo essere sempre in allerta.

Carola si trova oggi a Cattaro nel Montenegro e ancora non sa quali saranno le prossime tappe del viaggio iniziato sei mesi fa. Si dice sempre che ognuno, nel suo piccolo, può fare qualcosa per l’ambiente e per il pianeta. Ma talvolta quel poco che viene fatto fa pensare che non sia sufficiente. Carola ci insegna che ciascuno può fare qualcosa, a partire dal luogo in cui vive, per cambiare prospettiva e far comprendere che la salvaguardia dell’ambiente e del pianeta passa da ognuno di noi.

Questa intervista è stata concepita, nell’ambito di un progetto PCTO di comunicazione e divulgazione scientifica, da un gruppo di studenti ddi 4A LS dell’Istituto Amaldi di Carbonia: Daniele Bianciardi, Massimo Boi, Giada Flore, Giulia Porcu, Martina Puddu, Giada Secchi.

La spiaggia di Sutomore (Montenegro).

Rifiuti vari su una spiaggia del Montenegro.

Tutti i rifiuti raccolti vengono pesati.

Il bottino di una giornata di raccolta.