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Indipendenza energetica è guardare avanti

E’ un momento cruciale per il nostro paese sul fronte energetico. L’innalzamento dei prezzi dei carburanti sta condizionando pesantemente la situazione economica della nostra penisola e le proteste degli autotrasportatori non sembrano destinate a rimanere isolate. Un problema che si aggiunge ai rincari che da alcuni mesi riguardano il costo dell’energia elettrica e del gas. Una combinazione di situazioni che penalizza tutti, in particolare le attività industriali e commerciali costrette a fare i conti con bollette raddoppiate quando non triplicate. Al recente “G7 Energia” il ministro della Transizione Energetica Roberto Cingolani ha chiesto in modo esplicito misure straordinarie per normalizzare il prezzo del gas, fissando un tetto massimo che limiti il rischio di nuovi aumenti immotivati.

A uno scenario di difficoltà si aggiunge quello drammatico della guerra in Ucraina che, oltre a preoccupare sia da un punto di vista umanitario che per il possibile coinvolgimento diretto o indiretto dell’Europa, può portare ulteriori conseguenze sul versante energetico e economico. Per alimentare gli impianti termoelettrici per la produzione di energia elettrica, sia per usi civili (gas di città) o industriali, l’Italia importa ogni anno dalla Russia poco meno di 30 miliardi di metri cubi di gas naturale, pari a circa il 40% del totale. Il nostro paese dipende fortemente dal gas, se è vero che la produzione di energia elettrica tramite impianti termometrici è pari al 65% del totale e che quasi il 70% di questi sono alimentati con gas naturale; la restante energia elettrica, invece, viene prodotta da impianti idrici (circa 18%) o sfruttando altre fonti (fotovoltaico 9%, eolico 6%, geotermico 2%). E se andiamo a considerare il consumo di energia globale, distinguendo le varie fonti, vediamo che il gas si attesta al 40%, più o meno allo stesso livello del petrolio. Percentuali che certificano una dipendenza e la necessità di scelte diverse per affrancarsi da questa situazione di debolezza.

Il conflitto russo-ucraino ha costretto il governo a mettersi al lavoro per individuare un piano di azione a medio e lungo termine per ridurre la sua dipendenza dal gas russo. Nelle ultime settimane il presidente del Consiglio Mario Draghi e il ministro Cingolani hanno intensificato i loro colloqui sia presso l’Unione europea che con quei paesi che possono offrire un’alternativa concreta al gas russo. Particolarmente serrati i dialoghi con l’Algeria e con il Qatar: quest’ultimo, nello specifico, è il terzo esportatore di gas naturale nel mondo, il primo per l’Italia come gas liquefatto, e grazie agli accordi degli ultimi giorni potrebbe rivestire un ruolo sempre più importante.

Alternative utili nel breve periodo per ridurre una dipendenza troppo pesante verso un solo paese. Lo stesso ministro Cingolani ha spiegato che circa la metà della fornitura attualmente proveniente dalla Russia sarà rimpiazzata da altri già a primavera inoltrata e che nel giro di due-tre anni potremmo essere in grado di affrancarci totalmente dal gas russo.

Nelle scorse settimane, inoltre, il governo ha anche operato un censimento delle varie centrali nazionali, comprese quelle a carbone, per massimizzare la produzione di energia elettrica senza ricorrere all’utilizzo di gas. Soluzione che però è in contrasto con le iniziative legate alla transizione energetica verde e con le indicazioni che provengono da Bruxelles, dove si ritiene che la guerra in Ucraina e le sanzioni verso la Russia devono spingere ad accelerare la spinta per investire sulle nuove tecnologie. L’attuale situazione energetica può, in altri termini, costringere a un cambio di passo su quei processi che non possono più essere rimandati, come evidenziato dalla presidentessa della Commissione europea Ursula Von der Leyen: «Dobbiamo diventare indipendenti dal petrolio, gas e carbone russi. Dobbiamo diversificare il nostro approvvigionamento di gas per il prossimo inverno e accelerare la transizione verso l’energia pulita. Prima passiamo alle energie rinnovabili e all’idrogeno prima saremo veramente indipendenti dal punto di vista energetico». La strada verso la vera transizione energetica è tracciata: gli ultimi avvenimenti socio-politici suggeriscono che occorre percorrerla con rapidità e senza tornare indietro. AOrsini