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Cop26: Africa e Sudamerica scommettono sull’idrogeno verde

Un fiasco o comunque un passo avanti? L’accordo al ribasso sul carbone (il phase out è diventato phase down) ha ridimensionato e oscurato le novità che hanno caratterizzato la Cop26 di Glasgow, la prima a considerare l’idrogeno verde come strategia fondamentale verso un’economia a emissioni zero.

L’ultima edizione della Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici era stata annunciata come la più importante dopo la Cop 21 di Parigi nel 2015. I leader di paesi, industrie e aziende di tutto il mondo si sono riuniti a Glasgow per concordare come agire per contrastare le conseguenze del surriscaldamento globale. Nonostante gli accordi al ribasso, l’evento ha acceso i riflettori sulle tecnologie e sulle strategie da utilizzare per raggiungere gli obiettivi prefissati. Mai prima d’ora l’idrogeno verde aveva riscosso tanta attenzione, soprattutto da parte dei rappresentanti del mondo industriale.

Sebbene l’idrogeno verde non sia l’unica alternativa ai combustibili tradizionali e nonostante la sua produzione comporti sfide e costi maggiori rispetto all’idrogeno marrone, blu o grigio, il suo sviluppo rimane un obiettivo attuale o finale di molte strategie di decarbonizzazione per il raggiungimento della neutralità climatica. Parliamo di una fonte di energia a zero emissioni che avrà un ruolo chiave nel consolidare l’espansione delle energie rinnovabili. La strategia legata all’idrogeno  presuppone la necessità di ampliare la produzione di energia solare, eolica e idroelettrica.

La giornata della transizione energetica del 4 novembre ha portato alla firma, da parte di 44 paesi e 32 aziende, della “Dichiarazione globale di transizione dal carbone all’energia pulita”, che prevede l’impegno di accelerare il passaggio dalla produzione di energia da carbone ad sistemi di generazione di energia pulita e accessibile a tutti entro il 2030. Alleanze come la “Africa green hydrogen alliance” e la “LatAm green hydrogen alliance” dovrebbero garantire una decarbonizzazione equa. Formate da sei paesi africani e cinque dell’America latina, queste alleanze collaboreranno allo sviluppo di strategie, normative, meccanismi di finanziamento e certificazioni, per produrre idrogeno verde da utilizzare nelle industrie nazionali e internazionali.

Infine l’impegno della “Green hydrogen catapult” (Ghc), coalizione dei leader dell’idrogeno verde, per lo sviluppo di 45 GW di elettrolizzatori potrebbe comportare il raggiungimento dell’obiettivo “zero netto” e favorire la distribuzione dell’idrogeno verde su larga scala e portarne i costi al di sotto dei due dollari al chilogrammo. Per realizzare questo obiettivo, i partner della coalizione stanno lavorando per accelerare lo sviluppo di progetti nei settori siderurgico e marittimo.

L’importanza dell’idrogeno verde sta proprio nella possibilità di inserirsi in settori altamente inquinanti e difficili da decarbonizzare, come i trasporti su gomma e su rotaia, la navigazione e l’aviazione, offrendo un’autonomia sostanziale e tempi di rifornimento più brevi. La Cop 26 si è ormai conclusa. Staremo a vedere se queste prospettive si tramuteranno in realtà. AMasili

Attività finanziata a valere sul fondo per la ricerca di sistema elettrico PTR 2019-2021.