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World Energy Outlook 2021: è tempo di accelerare

World Energy Outlook 2021. Photo credit: IEA

La nuova economia energetica sarà più elettrificata, efficiente, interconnessa e pulita. Ma questo cambiamento è ancora troppo lento per portare le emissioni globali verso lo zero netto entro il 2050: bisogna sollevare l’asticella degli impegni e andare più veloci. Nel World Energy Outlook 2021, l’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) fa il punto della situazione sulla transizione energetica in atto e invita tutti a un cambio di marcia.

Mentre i governi dibattono su quali strategie adottare per perseguire l’impegno nella lotta al cambiamento climatico e fronteggiare l’aumento generalizzato del costo dell’energia, la Iea, in vista della prossima Conferenza delle parti (Cop) di Glasgow, indica la strada per un miglioramento degli impegni presi dagli Stati dopo l’accordo di Parigi del 2015.

L’analisi della Iea mette in luce sia gli aspetti positivi che quelli negativi della transizione e rilancia le possibili soluzioni su come limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C. Nonostante la pandemia abbia messo a dura prova l’economia globale, l’ultimo report Iea evidenzia la forte crescita del mercato delle rinnovabili e delle auto elettriche. Peraltro quest’anno si è registrata un’eccezionale ripresa nel consumo di carbone e petrolio, seconda nella storia solo a quella che aveva seguito la crisi finanziaria del 2008. “Lo slancio mondiale dell’energia pulita, estremamente incoraggiante, si sta scontrando con l’ostinato utilizzo dei combustibili fossili nei nostri sistemi energetici”, ha affermato Fatih Birol, direttore esecutivo della Iea. “I governi devono risolvere questo problema alla Cop26 dando un segnale chiaro del loro impegno a potenziare rapidamente le tecnologie pulite e resilienti del futuro”.

Dopo lo scenario del report Net zero emission (Nze), pubblicato lo scorso maggio, in questo Energy Outlook la Iea propone due nuovi scenari che illustrano come il settore energetico globale potrebbe svilupparsi nei prossimi tre decenni.

Lo “Stated policies scenario” (Sps) descrive il percorso basato sulle misure energetiche e climatiche che i governi hanno messo in atto e quelle in corso di sviluppo. In questo scenario, la crescita netta della domanda energetica fino al 2050 è quasi interamente soddisfatta da fonti a basse emissioni, ma con emissioni annuali ancora sui livelli odierni. L’“Announced pledges scenario” (Aps) illustra un percorso in cui i governi attuano in tempo e integralmente tutti gli impegni annunciati. In questo scenario la domanda di combustibili fossili raggiunge il picco entro il 2025 e le emissioni globali di CO2 diminuiscono del 40% entro il 2050.

Il divario tra i risultati dello scenario “zero” e quello degli “impegni annunciati” evidenzia l’insufficienza di questi ultimi. Secondo il rapporto, gli impegni odierni coprono meno del 20% del divario nella riduzione delle emissioni, da colmare entro il 2030 per mantenere alla portata l’obiettivo del 1,5 °C. Quattro sono le principali misure proposte.

La prima prevede una spinta ulteriore all’elettrificazione pulita, con un raddoppio delle installazioni di parchi eolici e fotovoltaici (rispetto a quelle previste nello scenario Aps), un uso più massiccio di altre fonti di generazione a basse emissioni, nucleare incluso, sviluppo delle infrastrutture del sistema elettrico, abbandono definitivo e repentino del carbone e elettrificazione rapida di trasporti e riscaldamento domestico.

La seconda misura riguarda l’efficienza energetica, accoppiata a misure che riducano la domanda di servizi energetici grazie allo sviluppo di materiali e la maggior diffusione di comportamenti virtuosi dei cittadini nell’uso dell’energia. L’intensità energetica dell’economia globale deve diminuire di oltre il 4% all’anno tra il 2020 e il 2030 per scongiurare un progressivo aumento dei costi e di difficoltà nella decarbonizzazione dell’approvvigionamento energetico.

Al terzo punto troviamo la lotta alle emissioni di metano. La riduzione di queste emissioni è considerata uno strumento chiave per limitare il riscaldamento globale a breve termine, soprattutto nel settore petrolifero e del gas, ma non può essere ottenuta in maniera rapida ed efficace con la semplice riduzione dell’uso di combustibili fossili. Gli sforzi concertati dei governi e dell’industria sono vitali per garantire i tagli a tali emissioni.

In ultima analisi, la Iea sottolinea l’importanza di accelerare l’innovazione nel settore dell’energia pulita. Le tecnologie per ridurre le emissioni entro il 2030 ci sono già, anche se gli effetti della loro applicazione si vedranno più avanti. Ma oltre metà del taglio delle emissioni previsto nello scenario “zero emissioni” si basa su tecnologie che oggi sono ancora a livello dimostrativo o come prototipo. Fondamentali soprattutto per decarbonizzare i comparti di ferro e acciaio, cemento e altri settori industriali ad alta intensità energetica, oltre al trasporto a lunga distanza.

Non solo le politiche messe in atto ma nemmeno gli impegni presi sono all’altezza dei principali traguardi dello scenario Nze, che prevedono l’implementazione di combustibili a base di idrogeno, altri combustibili a basse emissioni di carbonio, nonché delle tecnologie per la cattura, l’utilizzo e lo stoccaggio della CO2 (Ccus).
Perché il mondo intraprenda il percorso verso lo zero netto entro il 2050 sarà necessario investire in progetti e infrastrutture per l’energia pulita. “La finanza è l’anello mancante per accelerare la diffusione dell’energia pulita nelle economie in via di sviluppo”, sottolinea Birol. “I benefici sociali ed economici dell’accelerazione della transizione verso l’energia pulita sono enormi e i costi dell’inazione sono immensi”. AMasili