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Cop26: ancora una conferenza decisiva per il clima

Se vogliamo limitare il riscaldamento globale a 1,5°C, dobbiamo ridurre le emissioni di anidride carbonica del 45% entro il 2030, raggiungendo quasi lo zero entro il 2050. Questo è stato il risultato di un rapporto speciale del 2015, commissionato all’Ipcc dalla Conferenza delle parti (Cop), sugli impatti del surriscaldamento globale di 1,5°C sopra i livelli preindustriali. Eppure da quando è stato firmato l’accordo di Parigi, le emissioni globali hanno continuato ad aumentare.

Dal prossimo 31 ottobre al 12 novembre il Regno Unito, che ne ha assunto la presidenza in partenariato con l’Italia, ospiterà a Glasgow la 26ma Conferenza delle Parti sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite (Cop26). Oltre 30mila delegati, tra cui capi di Stato, esperti e attivisti sul clima, riuniti per concordare un piano d’azione coordinato per affrontare il cambiamento climatico in corso. Oltre 190 leader mondiali si alterneranno nei dodici giorni di negoziati. Da molti viene presentata, con enfasi forse eccessiva ma con qualche ragione, come l’ultima opportunità del pianeta per tenere sotto controllo le conseguenze dei cambiamenti climatici.

La Cop26 è difatti un test importante per capire se il mondo può scongiurare il riscaldamento globale incontrollato, capovolgendo una situazione che sembra stia sfuggendo di mano. Prima di tutto, i paesi devono fare di più e prima: non è sufficiente fissare obiettivi “emissioni zero” entro il 2050, servono impegni più ambiziosi per il 2030. Senza questa tappa intermedia sono poche le possibilità che il mondo contenga l’aumento delle temperature globali entro i 2℃. Per raggiungere questi obiettivi, ciascun paese dovrà: accelerare il processo di phase-out dal carbone; ridurre la deforestazione; accelerare la transizione verso i veicoli elettrici e incoraggiare gli investimenti nelle fonti rinnovabili.

In questo cammino i maggiori emettitori dovranno inoltre sostenere i paesi in via di sviluppo con finanziamenti e tecnologie per consentire loro di passare all’energia pulita e poter attuare misure di mitigazione e adattamento agli impatti dei cambiamenti climatici: dalle gravi inondazioni alle siccità prolungate. La Cop26, da questo punto di vista, indicherà la direzione verso cui marciare nella lotta al riscaldamento globale.

In Scozia i Paesi aggiorneranno i propri piani nazionali, i cosiddetti Nationally Determined Contribution (Ndc), cosi come stabiliti dalla Cop21, indicando la misura della riduzione delle proprie emissioni. L’accordo di Parigi puntava a limitare l’aumento delle temperature a 1,5 gradi rispetto al 1990, un aumento che secondo il recente rapporto Ipcc verrà raggiunto tra il 2030 e il 2035. Per quanto il vertice di Parigi sia stato un evento epocale, i Paesi dovranno spingersi ben oltre per sperare di contenere l’aumento della temperatura. I sei anni trascorsi hanno messo in luce come gli impegni presi nel 2015 non siano neanche lontanamente sufficienti a limitare il riscaldamento globale a 1,5. E i tempi per raggiungere questo obiettivo sono sempre minori.

Il vertice stimolerà la cooperazione internazionale per incoraggiare i Paesi colpiti dai cambiamenti climatici e metterli in condizioni di proteggere e ripristinare gli ecosistemi così come di costruire difese, sistemi di allerta, infrastrutture e agricolture più resilienti per contrastare la perdita di abitazioni, mezzi di sussistenza e  vite umane. La Cop26 dovrà garantire l’intera erogazione del fondo da 100 miliardi di dollari ai paesi in via di sviluppo e proseguire con il regolamento attuativo (Rulebook) per l’esecuzione dell’Accordo di Parigi.

A Glasgow si dovranno accelerare le attività volte ad affrontare la crisi climatica rafforzando la collaborazione non solo tra i governi ma anche le imprese e la società civile.

Solo alla fine dei lavori, quando si tratterà di mettere nero su bianco gli impegni, sapremo fino a che punto le nazioni sono disposte a spingersi per affrontare la più grande sfida dell’umanità. Ma come la storia delle Cop ci insegna, nessun paese al vertice accetterà di impegnarsi sul cambiamento climatico con scelte impopolari in patria. In altre parole: il tema è globale ma sarà la politica interna a guidare i negoziati internazionali di Glasgow. ELoria