Corpo Pagina

La transizione energetica non sarà una passeggiata

Una struttura consultiva permanente, che comprende i centri di ricerca e le due università isolane, a supporto della Giunta regionale nella gestione della transizione energetica della Sardegna.

E’ la proposta emersa dalla prima delle due giornate del workshop “Contributi per una roadmap per la transizione energetica della Sardegna”, organizzato da Sotacarbo, Università di Cagliari e Enea. Un tavolo di lavoro che possa aiutare il decisore politico in un percorso complesso, tutt’altro che scontato, che richiede il coinvolgimento dell’opinione pubblica e del mondo dell’industria, competenza, conoscenza e la consapevolezza che è sulle difficili scelte di oggi che ci si gioca la possibilità di raggiungere o meno i traguardi al 2030 e al 2050 fissati a livello comunitario e fatti propri dal governo nazionale e dalla giunta regionale.

“Pensiamo sia importante che la Sardegna sfrutti tutte le migliori competenze e gli strumenti di cui dispone per governare al meglio un cammino tutt’altro che banale come quello della transizione energetica e tecnologica” spiega il presidente Sotacarbo Mario Porcu nella relazione introduttiva. “Per questo abbiamo ritenuto importante avviare un dibattito pubblico sulle diverse opzioni sul tavolo per la Sardegna e un confronto tra le prospettive del mondo della politica, chiamato a governare questo processo, quello della ricerca e dell’industria, che devono aiutare a fornire gli strumenti e le risposte alle istanze di progresso, innovazione e sostenibilità che arrivano dalla società”.

I lavori della prima giornata, ospitata nella facoltà di ingegneria dell’Università di Cagliari, si aprono su una certezza: entro il 2025 tutti gli impianti a carbone presenti in Italia saranno spenti e il sistema energetico dovrà adattarsi a un futuro senza il più inquinante tra i combustibili fossili. La decarbonizzazione è una grande opportunità che la Sardegna è chiamata a cogliere per avviare una rivoluzione tecnologica, sociale ed energetica, garantendo nel contempo la riconversione del settore civile-residenziale, dei trasporti e di quello industriale.

Il traguardo è arrivare a un fabbisogno energetico soddisfatto interamente con fonti rinnovabili: fotovoltaico e eolico insieme un domani potrebbero far fronte a tutta la domanda di energia della Sardegna. Non oggi, non subito: la transizione prevede comunque un periodo di convivenza tra le fonti “green” e quelle fossili al fine di assicurare la stabilità delle rete elettrica. Nel frattempo si consolideranno le tecnologie di accumulo per le rinnovabili e la produzione di idrogeno verde, avviando in contemporanea progetti green sostenibili sia ambientalmente che economicamente.

Il prorettore dell’Università di Cagliari, Gianni Fenu, pone in evidenza come i temi dell’energia e della sostenibilità siano legati in maniera complessa e indissolubile. Il presidente Sotacarbo, Mario Porcu, ricorda che “la transizione energetica non consente di stare inattivi. A livello globale ha dato avvio ad una competizione tecnologica. Il senso di questa due giorni è condividere con i decisori politici le opportunità offerte dalla ricerca e dall’industria del settore”.

Considerazioni che ricevono il consenso dell’assessore regionale all’Ambiente, Gianni Lampis: “E’ importante per la Sardegna sfruttare e mettere insieme tutte le risorse le competenze di cui dispone. Sotacarbo rappresenta un braccio operativo della Regione, molto utile nel momento in cui si prendono responsabilità per definire percorsi virtuosi”. L’assessore ribadisce anche la posizione della Giunta nei confronti del governo nazionale: “Noi abbiamo fatto le nostre proposte sul metano e su tutto quel che serve alla Sardegna per avviare uno sviluppo industriale e tecnologico coerente con gli obiettivi della neutralità climatica. Ma ora è il governo che risponderci e esprimere la sua volontà con uguale chiarezza”.

Stefano Besseghini, presidente dell’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera), illustra i risultati di uno studio portato avanti in collaborazione con Rse sull’adeguamento del sistema energetico sardo attraverso la metanizzazione dell’Isola e la sostituzione dell’olio combustibile e del gpl. Nel lungo periodo l’elettrificazione e la decarbonizzazione completa sono la strada da percorrere ma oggi richiederebbero grossi investimenti che la rendono sconveniente.

Maurizio Delfanti, amministratore delegato di Rse, riportando alcuni dati di uno studio per la Sardegna, mostra che le emissioni di CO2 pro-capite sono inferiori alla media nazionale a causa di un minor fabbisogno di riscaldamento, una già elevata elettrificazione e un maggiore ricorso alla biomassa. Rispetto alla situazione attuale in Sardegna, l’introduzione del gas naturale risulta sia economicamente che ambientalmente migliorativa. L’elettrificazione nel settore civile è condizionata dalla disponibilità e dai costi delle tecnologie elettriche (pompe di calore), dal ridotto fabbisogno di riscaldamento dell’Isola e dalla presenza di strumenti incentivanti che consentano di superare gli elevati costi di investimento.

Il Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, dà una forte spinta al processo di decarbonizzazione del settore energetico con la definizione di nuove politiche industriali che garantiscano sviluppo e benessere al territorio.

Marcello Capra, rappresentante del ministero della Transizione ecologica, con riferimento al piano Energia e Clima (Pniec), si sofferma sul ruolo della ricerca e in particolare del programma internazionale Mission Innovation, che verrà ratificato alla COP26, per poi sottolineare l’importanza di sviluppare nelle aree industriali dismesse un’industria dell’idrogeno, creando delle vere e proprie Hydrogen valley.

Il presidente Enea Gilberto Dialuce mette in risalto la necessità di investimenti in rinnovabili, tecnologie di accumulo e idrogeno ma anche il rafforzamento delle sinergie tra attori privati e istituzioni pubbliche. Ma soprattutto l’importanza dell’inclusività, così come del riadattamento dei comportamenti collettivi: “La transizione energetica non è solo elettrificare tutto ma cambiare anche abitudini e approcci. Stamattina ho passato 45 minuti nel traffico per andare da casa a lavoro. Se tutte le auto fossero state elettriche non avremmo avuto emissioni ma avrei impiegato lo stesso tempo, insomma serve un cambio di marcia non solo tecnologico”. Il presidente Enea sollecita anche uno scatto in avanti sull’idrogeno: “Stavolta l’Italia non può andare a rimorchio e perdere il vantaggio competitivo, così come accaduto a suo tempo con eolico e fotovoltaico. Deve invece puntare ad avere un ruolo trainante”.

Va in questa direzione la proposta di un “Polo dell’innovazione sull’Idrogeno in Sardegna“, presentata nella sessione “Proposte di una roadmap per la neutralità climatica”, dal presidente Sotacarbo Mario Porcu e Giorgio Graditi, direttore del Dipartimento tecnologie energetiche e fonti rinnovabili dell’Enea. Il presidente Sotacarbo illustra le ragioni della proposta: “La Sardegna è un punto di riferimento per l’intero bacino del Mediterraneo occidentale, che rappresenta l’area continentale col maggior potenziale di crescita della domanda di idrogeno. La posizione geografica, le limitazioni logistiche e infrastrutturali, la presenza di una molteplicità di poli industriali in attesa di riconversione, l’ampia disponibilità di sole e vento e una limitata diffusione del metano sono condizioni che possono essere trasformate in opportunità e fare della Sardegna il luogo ideale per testare e sviluppare tecnologie innovative sull’idrogeno replicabili su scala globale, favorendo la nascita di nuove start-up e iniziative industriali per la realizzazione di impianti e componenti avanzati per il mercato mondiale”. Un’iniziativa che guarda necessariamente in avanti, come spiega Graditi: “Bisogna essere onesti: la transizione energetica farà perdere tanti posti di lavoro e ne creerà tanti altri. Ma bisogna farsi trovare pronti. E per farlo è necessario anticipare le situazioni e preparare le soluzioni. Questa del Polo dell’idrogeno in Sardegna è un passo in quella direzione” spiega Graditi.

Complementare a qualunque processo di autentica innovazione tecnologica e conversione industriale è la formazione di nuove professionalità, come sottolinea Fabrizio Pilo, prorettore per il territorio e l’innovazione: “La scuola, l’università e i centri di ricerca hanno un ruolo fondamentale per formare diplomati, laureati e ricercatori con competenze e approccio innovativo e multidisciplinare, per affrontare le sfide che ci aspettano”. Il professor Pilo poi spiega perché il concetto di accoglienza, tradizionalmente associato alla Sardegna e ai sardi, si coniuga perfettamente con la transizione ecologica: “La nostra Isola potrà essere più accogliente, attrattiva e inclusiva. Accogliente e attrattiva per i sardi, per i turisti e per gli imprenditori che potranno trovare le condizioni per operare in un contesto che tiene assieme impresa, qualità della vita, ambiente e cultura. Inclusiva per la possibilità di realizzare impresa nelle zone interne e favorire l’innovazione nei settori più tradizionali, con un uso diverso del territorio”.

La giornata si conclude con una vivace tavola rotonda, moderata da Marcello Capra, che fa emergere strategie e sensibilità differenti. Fabrizio Iaccarino, responsabile Sostenibilità e affari istituzionali dell’Enel, spiega con nettezza la visione della sua azienda: “Non sostituiremo il carbone col gas. Noi puntiamo sulle fonti rinnovabili e ci si sembra la scelta migliore anche per la Sardegna, cui non mancano certo sole e vento”.

Agli antipodi la posizione di Snam, rappresentata da Elio Ruggeri, responsabile della transizione energetica e dei servizi, che illustra il progetto della “virtual pipeline” per far arrivare in Sardegna il gas naturale liquefatto.

I progetti di potenziamento e ammodernamento dell’infrastruttura ferroviaria regionale vengono spiegati da Pierpaolo Olla, direttore territoriale di Rete Ferroviaria Italiana. In relazione agli investimenti, tutti i partecipanti al dibattito hanno rimarcato l’attesa di provvedimenti e input chiari da parte del governo nazionale. Posizione leggermente diversa quella espressa dall’amministratore delegato di Medea-Italgas Francesca Zanninotti: “Noi pur condividendo il senso di attesa degli altri, abbiamo comunque deciso di anticipare i tempi e avviare la realizzazione di oltre 850 km di nuove reti gas ‘native digitali’ e l’infrastruttura per la fibra”.

Tempi di realizzazione delle opere e costi dell’energia sono i temi chiave dell’intervento del presidente di Confindustria Sardegna Maurizio De Pascale: “Siamo tutti d’accordo che la transizione deve essere sostenibile. E che la sostenibilità è ambientale, sociale e economica. Ma c’è anche una quarta dimensione: quella del tempo. Non conta solo cosa fare ma anche quando le cose vengono fatte”. Il presidente di Confindustria Sardegna mette l’accento soprattutto su quanto costa l’energia ai sardi: “In qualunque modo venga prodotta o erogata, l’energia deve costare qui almeno quanto costa nelle altri parti d’Italia. In Sardegna invece dobbiamo anche sopportare la beffa di doverci fare carico dei costi in bolletta previsti per la distribuzione del gas a Ischia. Paghiamo il trasporto del gas a Ischia ma noi non l’abbiamo”.

L’evento si chiude con il saluto del rettore dell’Università di Cagliari Francesco Mola che ha invitato gli organizzatori a fare di questo workshop un appuntamento annuale, sottolineando l’attualità del tema e l’importanza del ruolo della ricerca, tema della seconda giornata del workshop che si terrà domani 29 settembre a Carbonia presso il centro ricerche Sotacarbo. ELoria