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Nuovo rapporto Ipcc: 1.5°C in 10 anni

Un rapporto di 3949 pagine ridotto a un messaggio di allarme: l’aumento della temperatura terrestre di 1.5°C verrà raggiunto tra il 2030 e il 2035. Come dire: non c’è più tempo da perdere.

Lo studio Ipcc da un lato fotografa nitidamente la situazione attuale: la Terra sta già cambiando volto a causa dell’aumento delle temperature. Dall’altro spiega bene come si manifesteranno ulteriori cambiamenti in futuro: con 1.5°C di riscaldamento globale, ci si attende un incremento del numero di ondate di calore, stagioni calde più lunghe e stagioni fredde più brevi. Al raggiungimento della soglia dei 2°C, gli estremi di calore raggiungeranno livelli di tolleranza critici per l’agricoltura e la salute.

L’analisi della situazione climatica è riportata nella prima parte del Sesto Rapporto di Valutazione (AR6) realizzato dal Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (Ipcc) delle Nazioni Unite. Il rapporto Cambiamenti Climatici 2021 – La basi fisico-scientifiche, pubblicato il 9 agosto scorso, è il frutto di un lungo lavoro, portato avanti da 234 scienziati di 195 Stati, che si completerà nel 2022.

Per la prima volta l’Ipcc, attraverso alcuni modelli, ipotizza quando potranno essere superati i livelli di riscaldamento di 1.5 e 2° gradi Celsius. Dal rapporto Ipcc emerge che forti e costanti riduzioni di emissioni di anidride carbonica (CO2) e di altri gas serra limiterebbero i cambiamenti climatici. Grazie a queste riduzioni di emissioni la qualità dell’aria ne beneficerà velocemente, ma non sarà altrettanto rapido limitare il riscaldamento globale nei prossimi decenni. Infatti, anche nello scenario che contempla l’adozione delle strategie di mitigazione più rigorose, si prevede che il mondo supererà 1.5 gradi Celsius durante la metà del XXI secolo, prima di ricadere al di sotto di 1.5°C entro il 2100.

Il rapporto ha anche aggiornato il  “bilancio del carbonio”. Vale a dire, il carbonio residuo che può essere emesso prima che il mondo raggiunga 1.5°C o 2°C di riscaldamento: circa 460 miliardi di tonnellate di CO2 (GtCO2), che al ritmo attuale di emissioni verrebbe raggiunto in 11 anni e mezzo.

L’aumento medio della temperatura non è l’unico cambiamento in corso. All’aumentare della temperatura media globale fanno seguito i cambiamenti nei valori dell’umidità, nei venti, nella neve e nel ghiaccio, nelle aree costiere e negli oceani. L’effetto più evidente del riscaldamento globale è che un’atmosfera più calda trattiene più acqua, portando a precipitazioni più massicce. Fenomeni estremi legati all’acqua si intensificheranno: piogge più abbondanti, inondazioni in alcune regioni e siccità in altre. Nelle aree costiere ci si aspetta un continuo aumento del livello del mare per tutto il secolo, che contribuirà all’erosione delle coste e a inondazioni più frequenti nelle aree sotto il livello del mare.

Nell’ultimo decennio il livello medio globale del mare è aumentato a un ritmo di circa 4 millimetri all’anno. Questo aumento è dovuto alla combinazione di due fattori principali: lo scioglimento dei ghiacciai montani e dei poli con l’espansione dell’acqua nell’oceano quando assorbe calore. Eventi estremi riferiti al livello del mare che prima si verificavano una volta ogni 100 anni, che invece entro la fine di questo secolo potrebbero verificarsi ogni anno.

Oltre il 2050 le proiezioni sul livello del mare diventano sempre più sensibili alle scelte mondiali sulle emissioni. Se i paesi continueranno sui loro percorsi attuali, con le emissioni di gas serra che probabilmente porteranno 3-4 gradi di riscaldamento entro il 2100, il pianeta vedrà un aumento del livello del mare di circa 0,7 metri. Un mondo più caldo di 2 gradi vedrà un aumento del livello del mare più basso, molto probabilmente di circa mezzo metro entro il 2100.

Se il mondo limiterà il riscaldamento al di sotto dei 2°C, dovrebbero volerci circa 2000 anni prima che l’innalzamento del livello del mare superi i due metri. Una situazione molto più gestibile. Un ulteriore riscaldamento invece intensificherà lo scioglimento del permafrost, la perdita della copertura nevosa stagionale, lo scioglimento dei ghiacciai e della calotta polare, e la perdita del ghiaccio marino artico estivo.

L’acidificazione degli oceani e la riduzione dei livelli di ossigeno in mare sono chiaramente collegati all’influenza umana. Questi cambiamenti influenzano sia gli ecosistemi marini che le persone che dipendono da essi, e continueranno almeno per il resto di questo secolo.

Le attività antropiche stanno inequivocabilmente riscaldando il pianeta. Un fenomeno che ha reso più aspre e diffuse condizioni meteorologiche estreme in tutto il mondo. L’anidride carbonica (CO2) non il solo ma è il principale motore dei cambiamenti climatici. Il che ci dice che le attività umane che hanno determinato il problema, hanno comunque il potenziale per risolverlo o comunque mitigarlo. Perché mentre alcuni cambiamenti provocati dalle attività umane – come il continuo aumento del livello del mare – dureranno millenni, altri possono essere rallentati o addirittura invertiti attraverso riduzioni rapide e durature delle emissioni di gas serra. Per riuscirci servono scelte rapide e diverse da quelle che hanno caratterizzato gli ultimi anni.

Intanto è sempre meno il tempo a disposizione per raggiungere l’ambizioso obiettivo stabilito nell’accordo internazionale di Parigi del 2015 di limitare il riscaldamento ben al di sotto dei 2 gradi Celsius rispetto ai livelli preindustriali. Per farlo è necessario portare le emissioni globali di anidride carbonica su un percorso discendente che raggiunga lo zero netto a ridosso del 2050. Se anche accadesse, ci vorrebbero altri 20-30 anni per vedere le temperature globali stabilizzarsi. ELoria

Attività finanziata a valere sul fondo per la ricerca di sistema elettrico PTR 2019-2021.