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Da Comuni a Comunità energetiche

La transizione verso modi di produzione e consumo più sostenibili è una delle grandi sfide nel settore energetico civile e industriale.

Dieci anni fa erano soltanto 356, oggi oltre un milione di impianti elettrici e termici è presente in 7911 comuni italiani: in 7776 è installato almeno un impianto fotovoltaico, in 7223 ci sono impianti solari termici. Sono invece 1489 i comuni interessati dal mini idroelettrico, 1049 quelli dell’eolico, 3616 dalle bioenergie e 594 dalla geotermia. In 3300 comuni la produzione da rinnovabili supera i fabbisogni elettrici delle famiglie. Secondo Legambiente, sono appena 41 i comuni “al 100% rinnovabili” per i fabbisogni sia elettrici che termici delle famiglie.

Imperativo far crescere questo numero. La transizione energetica, intesa come costruzione di un modello di organizzazione sociale basato su produzione e consumo di energia proveniente da fonti rinnovabili, è necessaria e urgente. E passa da un cambiamento culturale, che metta al primo posto risparmio energetico e efficienza dei consumi.

La creazione di nuove forme di economie e l’azione collettiva, in cui produzione e consumo danno vita a nuovi sistemi di scambio di energia, unite alle opportunità offerte dalle nuove tecnologie digitali, costituiscono i punti cardine della transizione energetica, oltre a rappresentare un’opportunità per la creazione di nuovi modelli di green economy.

Grazie all’innovazione tecnologica, i cittadini avranno un ruolo sempre maggiore nel settore energetico. Nell’ottica di riduzione delle emissioni di carbonio nel settore elettrico prevista per il 2050, si stima che 264 milioni di cittadini dell’Unione Europea saranno attori del mercato dell’energia come prosumer (produttore-consumatore), generando fino al 45% dell’elettricità rinnovabile complessiva del sistema.

Forme innovative di partecipazione in un’ottica di autoconsumo possono essere attuate attraverso le comunità energetiche. Una pluralità di utenti che, tramite la volontaria adesione a un contratto, collabora con l’obiettivo di produrre, consumare e gestire l’energia attraverso uno o più impianti energetici locali. Con le dovute distinzioni e differenze, le comunità energetiche sono tutte accomunate da uno stesso obiettivo: fornire energia rinnovabile a prezzi accessibili ai membri della comunità, piuttosto che dare la priorità al profitto economico come accade invece in una società energetica tradizionale.

Sono tanti i vantaggi che la creazione di una comunità energetica porta con sé. Le comunità energetiche possono implementare azioni per migliorare il risparmio e l’efficienza energetica a livello familiare e, di conseguenza, contribuire a combattere la povertà energetica. A livello commerciale e industriale, possono dare maggiore competitività alle aziende locali, riducendo i consumi e abbassando le tariffe di approvvigionamento.

Nel 2019, l’Unione Europea ha approvato il pacchetto legislativo “Energia pulita per tutti gli europei” (Clean Energy Package, Cep), composto da otto Direttive che regolano temi energetici, tra le quali: prestazioni energetiche negli edifici, efficienza energetica, energie rinnovabili, mercato elettrico.

Ad oggi, la regolamentazione italiana in materia di autoconsumo collettivo e comunità energetiche rinnovabile consiste nell’articolo 42-bis, inserito nel Decreto Milleproroghe (convertito nella legge n.8/2020 in 29 febbraio 2020).

Secondo il decreto, l’autoconsumo collettivo è costituito da una pluralità di consumatori all’interno di un edificio in cui sono presenti uno o più impianti alimentati da fonti rinnovabili. Gli impianti possono essere di proprietà di soggetti terzi (come le società di servizi energetici, le cosiddette “Esco”) e usufruire di specifici benefici, come le detrazioni fiscali. La disposizione relativa alle comunità energetiche prevede che i soggetti che partecipano devono produrre energia destinata al proprio consumo con impianti alimentati da fonti rinnovabili e condividere l’energia prodotta tramite le reti di distribuzione esistenti. La partecipazione è aperta a tutti gli utenti.

Il prosumer ha diritto di produrre, consumare, immagazzinare e vendere l’energia rinnovabile, anche tramite accordi di compravendita di energia elettrica rinnovabile. Ma anche scambiare, all’interno della stessa comunità, l’energia rinnovabile prodotta dalle unità di produzione della comunità produttrice/consumatrice di energia rinnovabile, e accedere a tutti i mercati dell’energia elettrica appropriati, direttamente o mediante aggregazione.

Ai Comuni spetta un ruolo fondamentale per accelerare la generazione distribuita e la condivisione di energia da fonti rinnovabili nel territorio italiano. Da loro ci si aspetta la semplificazione delle procedure per l’installazione di impianti da fonti rinnovabili, sistemi di efficienza energetica e di accumulo negli edifici e negli spazi pubblici. Energy Team


Attività finanziata a valere sul fondo per la ricerca di sistema elettrico PTR 2019-2021.