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Al lavoro per la transizione ecologica

Il nostro futuro è sempre più connesso alla transizione. Energetica e ecologica. Ma cosa è la transizione ecologica? è davvero la direzione giusta per salvaguardare il pianeta o è preferibile fare un passo indietro e andarci cauti? è uno degli interrogativi emersi durante il recente dibattito “Transizione ecologica: cos’è, come si fa, quanto costa”, che tra gli altri ospitava Gaël Giraud sj, direttore del Georgetown Environmental Justice Program di Washington e autore del libro Transizione ecologica.

Nel webinar, organizzato da Emi Editrice Missionaria Italiana in collaborazione con Nigrizia, Vita, Festival Francescano e Antoniano, sono stati toccati diversi aspetti, dal progresso tecnologico e politico sino agli attributi più umani e sociali della transizione.

“Transizione ecologica mi fa pensare a un’economia sempre meno energivora e inquinante: rinnovamento termico degli edifici, cambi di prassi nella mobilità, tasse più alte per chi inquina”, afferma Giraud. Il tessuto sociale, storico, culturale, economico e politico deve essere davvero intrecciato a maglie strette per rendere vincente la transizione ecologica.

Sul tema del lavoro è intervenuto il sacerdote Gianpaolo Cavalli, chiedendosi quanto la transizione ecologica sia un beneficio per i poveri, sottolineando che un lavoro dignitoso, giusto, ecologicamente sostenibile per tutti ed ecologicamente compatibile sembra essere più un privilegio che un diritto.

Secondo lo studio delle Nazioni Unite Solid Waste Management in the World’s Cities, i raccoglitori di rifiuti (i cosiddetti “waste pickers”) raccolgono tra il 50% e il 100% dei rifiuti attualmente prodotti in molte città di paesi in via di sviluppo ma sono presenti anche nei paesi industrializzati. Il Brasile è l’unica nazione che raccoglie e ufficializza dati statistici su questa categoria di lavoratori, la maggior parte dei quali non ha ricevuto un’adeguata educazione scolastica.

Vivere nelle discariche di rifiuti per procurarsi cibo o riciclare, per vivere, materiali da rivendere è dannoso alla salute e umanamente degradante. Eppure, i raccoglitori di rifiuti, specie in America Latina ma anche in Sudafrica e India, si oppongono a politiche che gli impedirebbero di vivere in questo modo. Richiedono diritti sociali e inclusione formale nella gestione dei rifiuti urbani, di fatto mostrandosi come imprenditori attenti a non vedersi sottrarre la materia prima (i rifiuti) né l’opportunità di lavoro (l’accesso incontrollato alle discariche). L’obiettivo è includere i raccoglitori di rifiuti nel processo decisionale, migliorare le loro condizioni di lavoro, sviluppare le loro capacità e ottenere il riconoscimento per quel che fanno.

Per un raccoglitore di rifiuti riciclare per vivere e vivere degnamente sono due questioni indissolubili, resta da riconoscergli l’attributo di smart waste picker, lavoratore consapevole e istruito e partecipe allo sviluppo e all’ economia del paese. Queste richieste sono sostenute da organizzazioni internazionali come la Global Alliance of Waste Pickers, la Wiego (Women in Informal Employment: Globalizing and Organizing), che mettono insieme più di 28 paesi. Sarebbe un primo passo verso la transizione ecologica, come la si intende nei paesi industrializzati.

In un pianeta in cui la democrazia climatica non è stata raggiunta – perché non tutti i territori e i popoli sono colpiti dal cambiamento climatico allo stesso modo né hanno le stesse risorse per affrontare i problemi – sarà l’innovazione a favore dell’uomo e dell’ambiente a fornirci la risposta a buona parte dei problemi posti da questa crisi globale.

In quest’ottica, la transizione ecologica è anzitutto una strada per raggiungere, attraverso un’economia circolare, una sorta di bilanciamento degli effetti del cambiamento climatico. Ma ora anche il benessere, l’istruzione e la salute dei cittadini si sono aggiunti al lungo elenco di situazioni associate all’ambiente. Quasi a testimoniare che non è più percorribile la via dell’indifferenza o dell’egoismo ma serve sviluppare una visione coesa. Una visione che prenda atto che non è possibile intervenire allo stesso modo e con gli stessi tempi nel nord e nel sud del mondo, ma che si fondi sugli stessi principi e condivida gli stessi obiettivi di sviluppo sostenibile. ELoria