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Realizzazione del Sotacarbo Fault Lab

Una delle principali problematiche che limitano lo sviluppo commerciale delle tecnologie di confinamento geologico della CO2 è rappresentata dal rischio di risalita di parte della CO2 iniettata. Rischio non tanto legato alla sicurezza dell’ambiente e della popolazione (sono tanti, al mondo, i siti nei quali la CO2, generalmente derivante da fenomeni vulcanici, risale naturalmente dal sottosuolo), quanto piuttosto al vanificarsi dei vantaggi del confinamento stesso (con investimenti ingenti per stoccare geologicamente l’anidride carbonica resi vani dalla sua risalita in superficie). In questo senso le faglie e la fratturazione della roccia rappresentano potenziali cammini preferenziali e necessitano di una particolare attenzione in fase preventiva e di monitoraggio.

Sotacarbo ha dunque previsto la realizzazione di un laboratorio di campo (Sotacarbo Fault Lab) di valenza internazionale per lo studio delle possibili fughe di CO2 attraverso una faglia, al fine di comprendere meglio il comportamento attraverso lo sviluppo di strumentazione avanzata per il monitoraggio, proprio come avviene nei di confinamento. Essendoci poche infrastrutture di questo tipo al mondo, il Sotacarbo Fault Lab è oggetto di grande interesse per la comunità scientifica. Lo sviluppo di questo laboratorio è da considerarsi di importanza strategica per Sotacarbo e per la comunità scientifica internazionale.

L’infrastruttura consiste sostanzialmente di due pozzi principali, uno di monitoraggio e uno per microiniezioni controllate di CO2 da bombola, oltre che di una serie di piezometri per il monitoraggio della falda acquifera.

Realizzazione del pozzo di monitoraggio

L’attività sperimentale ha lo scopo di valutare come l’anidride carbonica iniettata in quantità ridotte si diffonde nel sottosuolo ed eventualmente risale attraverso il sistema di faglie. Contemporaneamente l’infrastruttura consentirà di sviluppare strumenti e protocolli avanzati per un monitoraggio continuo della CO2 nei siti di confinamento geologico.

Gli esperimenti come detto, consisteranno principalmente nell’iniezione diretta di piccole quantità di CO2 in una faglia a 200 m di profondità, utilizzando strumenti geochimici e geofisici sia permanenti che mobili (elettrodi, sonde geochimiche, fibre ottiche) per valutare la diffusione di CO2 nel sottosuolo.

L’attività prevede un’ampia partnership internazionale per la simulazione geologica e lo sviluppo di strumenti. La partnership comprende l’Università di Roma La Sapienza, l’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale (OGS) e l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), insieme numerosi partner europei, con particolare riferimento a Silixa (Regno Unito). Inoltre, diversi partner internazionali stanno partecipando all’attività, tra cui il National Energy Technology Laboratory del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti (NETL, USA), il Peter Cook Center on Carbon Capture and Storage dell’Università di Melbourne (Australia), il consorzio K-COSEM (Corea del Sud) e il consorzio CO2CRC (Australia).

Assoluta priorità sarà data al completamento dell’infrastruttura e alla definizione delle modalità operative, al fine di ottimizzare le campagne sperimentali.