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Analisi e caratterizzazione delle formazioni rocciose del Sulcis

Il bacino del Sulcis, sebbene non adatto al confinamento geologico dell’anidride carbonica su scala industriale, costituisce un ottimo sito per lo sviluppo sperimentale di tecnologie avanzate per lo stoccaggio geologico della CO2 e il monitoraggio dei siti di confinamento, nonché per lo studio delle interazioni tra il caprock (lo strato isolante di roccia che impedisce, nei siti di confinamento industriale, la risalita della CO2 iniettata) e il reservoir (le rocce porose nelle quali la CO2 viene confinata).

Campioni di carotaggio tramite pozzo di monitoraggio

Grazie alle apparecchiature di analisi disponibili presso i laboratori Sotacarbo e alle competenze del personale e dei partner scientifici, l’area è stata ampiamente caratterizzata. Sono state condotte diverse tipologie di studi di caratterizzazione delle rocce, in particolare nell’area del Monte Ulmus: prove meccaniche mono- e tri-assiali, analisi di permeabilità, propagazione degli impulsi ultrasonici, fluorescenza a raggi X e scansioni delle carote di roccia. Tali studi, basati su diverse tecniche di analisi, hanno da un lato un notevole valore scientifico e dall’altro sono caratterizzati da costi molto limitati. Si tratta dunque di un’attività strategica sia per il ritorno diretto in termini di produzione scientifica, sia soprattutto per le possibili ricadute in termini di collaborazioni, contratti e progetti di ricerca.

Analizzatore “Core Scan” per la caratterizzazione delle carote 

Le indagini strutturali hanno lo scopo di valutare l’integrità del caprock e la potenziale diffusione di CO2 nel reservoir. Parallelamente, i risultati delle indagini sismiche a riflessione consentono di delineare il quadro stratigrafico e strutturale del sottosuolo. I test eseguiti sui carotaggi consentono la caratterizzazione petrografica e geofisica delle formazioni rocciose del sistema caprock-reservoir. Inoltre, una rete di stazioni temporanee sismiche consente la definizione della linea di base sismica nell’area studiata.

Prova di compressione monoassiale

L’analisi dei campioni di acqua di pozzo mediante cromatografia ionica ha portato al riconoscimento della facies idrogeochimica e alla rilevazione di oligoelementi come il bromo e il litio, indici dell’idrotermalismo. Parallelamente, alcuni pozzi nell’area vengono campionati per tracciare specie gassose e determinare così la linea di base geochimica. In alcuni pozzi sono state installate sonde di monitoraggio continuo per rilevare e registrare le variazioni temporali di temperatura, pH, CO2 disciolta e CH4 nell’acqua.

Diverse ulteriori analisi sono attualmente in fase di sviluppo per completare la caratterizzazione e consentire l’elaborazione completa dei risultati del Sotacarbo Fault Lab.