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Trasparenza come antidoto alla corruzione

Il 9 dicembre è la Giornata mondiale contro la corruzione. Un’iniziativa voluta dall’Onu per diffondere la consapevolezza della gravità di un problema che minaccia i valori positivi su cui si fonda l’idea stessa di Stato: democrazia, solidarietà, convivenza civile.

Secondo l’indice “Cpi” di Transparency International (che misura la percezione della corruzione nel settore pubblico e nella politica, basandosi sull’opinione di esperti e assegnando una valutazione che va da zero, per i Paesi ritenuti molto corrotti, a 100, per quelli più virtuosi). L’Italia, anche se a piccoli passi, registra un costante miglioramento: dai 42 punti del 2012 si è passati ai 53 del 2019. Una crescita avviata con l’approvazione della legge 190 del 2012, che ha introdotto nel nostro ordinamento disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione.

Quando le cose funzionano, quando la macchina Stato riesce a essere fedele alla propria ragione d’essere, gli spazi per la corruzione si restringono: non c’è bisogno di corrompere nessuno se il servizio atteso viene erogato nel rispetto delle regole. Dove le regole mancano o sono ambigue o prive di controllo, si aprono le porte alla corruzione in senso stretto e a quella in senso lato, la cosiddetta “malamministrazione”.

La Giornata internazionale contro la corruzione, che celebra la Convenzione adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni unite il 31 ottobre 2003, va oltre il reato descritto dal codice penale: la corruzione è innanzitutto un fenomeno sociale, politico ed economico che colpisce tutti i paesi, minando le istituzioni e lo stato di diritto, distorcendo i mercati e i processi elettorali.

La trasparenza, nella visione dell’Onu condivisa dal legislatore italiano, è un elemento chiave nella prevenzione della corruzione, per garantire alla pubblica amministrazione, anche ai livelli più bassi, maggior efficienza, imparzialità, integrità e utilità collettiva.