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Contro la corruzione: un diritto, un dovere

Giornata internazionale Anticorruzione

Il 9 dicembre è la Giornata mondiale contro la corruzione. Un’iniziativa voluta dall’Onu per diffondere la consapevolezza della gravità di un problema che minaccia i valori positivi su cui si fonda l’idea stessa di Stato: democrazia, solidarietà, convivenza civile. Non sorprende che ogni anno la classifica delle nazioni dove è minore la percezione della corruzione, veda ai vertici Danimarca, Nuova Zelanda, Finlandia, Singapore e Svezia, le nazioni con lo stato sociale più evoluto e consolidato, in fondo paesi come Yemen, Sudan del Sud, Siria e Somalia, dove guerra, conflitti sociali e corruzione si alimentano a vicenda.

Quando le cose funzionano, quando la macchina Stato mantiene quel che promette al cittadino e riesce a essere fedele alla propria ragione d’essere, gli spazi per la corruzione si restringono: non c’è bisogno di corrompere nessuno se il servizio atteso viene erogato nel rispetto delle regole. Dove le regole mancano o sono ambigue o prive di controllo, si spalanca la porta alla ricerca della scorciatoia, alla volontà di avere di più o prima degli altri: alla corruzione. Un meccanismo perverso che convince il cittadino della necessità di pagare un prezzo ulteriore per godere di un suo diritto.

La Giornata internazionale contro la corruzione celebra la Convenzione delle Nazioni Unite contro la Corruzione, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni unite il 31 ottobre 2003 e entrata in vigore due anni dopo, con lo scopo di favorire una risposta globale a un problema che accomuna molti paesi. “La corruzione crea un circolo vizioso che impoverisce sempre più i paesi dove il problema è endemico”: il concetto di corruzione di cui parla l’Onu va oltre il reato descritto dal codice penale. “Si tratta di un fenomeno sociale, politico ed economico che colpisce tutti i paesi, minando le istituzioni e lo stato di diritto, distorcendo i mercati e i processi elettorali”.

Vanno in questa direzione non solo gli strumenti tecnico-giuridici messi a disposizione degli Stati, per favorirne la collaborazione concreta contro il fenomeno, ma anche le campagne informative promosse dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine. Obiettivo: far comprendere quale ostacolo rappresenti la corruzione nel raggiungimento dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile declinati dall’Assemblea generale dell’Onu e in particolare del numero 16 “Pace, giustizia e istituzioni forti”.

L’Onu ha sempre inteso la trasparenza non come gogna o come perverso voyeurismo ma come elemento chiave nella prevenzione della corruzione. Uno strumento considerato indispensabile per garantire all’azione delle istituzioni e della pubblica amministrazione, anche ai livelli più bassi, maggior efficienza, imparzialità, integrità e utilità collettiva. La trasparenza, in quest’ottica, mira a responsabilizzare chi deve garantire quei servizi e a rendere consapevole il cittadino dei suoi diritti e degli strumenti di cui può servirsi per farli valere (si pensi a istituti come l’accesso civico).

Le distorsioni non mancano e non di rado hanno il duplice effetto di vanificare il senso dell’iniziativa e di comprometterne la credibilità proprio presso i cittadini più deboli e vulnerabili, che dovrebbero essere invece i primi beneficiari di uno Stato più efficiente e trasparente. Il 9 dicembre non si celebra solo il Trattato contro la corruzione ma si cerca di ricordare a tutti qual è il suo spirito originario. GS