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11th SET-Plan conference – Vienna – 19-21.11.2018

Dal 19 al 21 Novembre 2018 Sotacarbo ha partecipato alla 11° edizione della conferenza SET-Plan tenutasi a Vienna. Durante un fitto calendario di sessioni plenarie e di approfondimento sono stati toccati i seguenti aspetti:

 La visione dell’UE e le politiche energetiche per il 2050;
 il ruolo essenziale della Ricerca e dell’Innovazione (R&I) e il coinvolgimento diretto dei partner industriali;
 Il concetto di Zero Net Emission Citizen e di Social Innovation con riferimento all’importanza di creare una “coscienza energetica” e un cittadino più responsabile delle sue azioni e delle sue scelte in ambito energetico;
 Il ruolo delle tecnologie IT (digitalizzazione e sicurezza della rete elettrica);
 Il ruolo attuale delle rinnovabili e la necessità del sector coupling (power to X).

I lavori si sono aperti con un dibattito sul modo in cui la ricerca e l’innovazione facilitino l’UE a raggiungere gli obiettivi energetici e climatici al 2030 e su quale sia la strategia di decarbonizzazione a lungo termine che si sta delineando. In uno scenario in cui sia il contesto politico-sociale che tecnologico sono in rapida evoluzione, il SET- Plan svolge un ruolo cruciale, consentendo all’UE di apportare il suo contributo all’accordo di Parigi e alle imprese europee di rimanere all’avanguardia lavorando su tecnologie e soluzioni innovative. Alle fine della sessione è nata una discussione su come la R&I dovrà svilupparsi in futuro e quali partner e modalità di sostegno e cooperazione sono necessari per affrontare le sfide della ricerca.

Nils Røkke, presidente di EERA, ha parlato di un “futuro radioso” per la ricerca nel medio (2030) e lungo termine (2050) nel campo della produzione energetica low carbon nel settore industriale, nei trasporti e nel settore heating and cooling. La parola chiave è la cooperazione con i partner industriali e il coinvolgimento attivo delle società nella ricerca. Ha sottolineato che l’implementazione del Set-Plan “riduce i rischi e garantisce grandi risultati”.

Laetitia Ouillet, direttore dell’area strategica-energia all’Università tecnologica di Eindhoven, si è soffermata sulla transizione energetica in Olanda, dove le priorità sono lo sviluppo delle rinnovabili e una rete di trasporto potenziata dell’elettricità. La sfida- ha ribadito- è garantire un sistema energetico strettamente integrato e bilanciato. Occorre sviluppare modelli di business sia per il 2030 che per il 2050. La lotta al cambiamento climatico richiede un’ azione collettiva, non ha più senso l’isolazionismo energetico anche nei paesi in via di sviluppo.

Monika Hausenblas, vicepresidente esecutivo per la sicurezza e l’ambiente di Shell, ha sottolineato sia l’importanza di un estesa ricerca nel campo delle CCUS che la necessità di puntare alla collaborazione, definendo questo aspetto “la chiave di volta”.

Mechthild Wörsdorfer, direttore della Sostenibilità, Tecnologia di IEA ha messo in luce che il trend di crescita della CO2 nel corso degli anni si è stabilizzato nel triennio 2014-2016 mentre è ripreso nel biennio 2017-2018. Gli Stati Uniti, la Cina, il Giappone, la Francia, la Germania sono attualmente i maggiori investitori nelle tecnologie low carbon. In Europa la spesa pubblica nel settore degli investimenti in R&I low carbon è salita del 13 % nel 2017.

Jorgo Chatzimarkakis, segretario generale di Hydrogen Europe, ha sottolineato l’importanza cruciale dello storage per lo sviluppo dell’H2 come vettore energetico; l’utilizzo dell’idrogeno è destinato a prendere piede soprattutto se la sua produzione si integrerà con le rinnovabili garantendo bassi costi di produzione e distribuzione su larga scala.

Theresia Vogel, manager del fondo austriaco per il clima e l’energia, ha messo in evidenza che il solare e l’eolico hanno attualmente un “collo di bottiglia” rappresentato dallo storage, mentre l’H2 non ha lo stesso problema essendo un ottimo energy carrier. Tuttavia l’H2 non può essere l’unica soluzione.

Durante la sessione inerente agli strumenti e ai tools necessari per agevolare e accelerare la transizione energetica, è emerso che massicci investimenti in ricerca e innovazione sono una “conditio sine qua non” per la transizione energetica. Pertanto, proporzioni significative del budget per il prossimo programma finanziario pluriennale dell’UE e il nuovo strumento di finanziamento Horizon Europe dovranno essere strutturati in maniera tale da accelerare la ricerca in ambito energia, cosi come illustrato da Patrick Child che ha sottolineato l’importanza del supporto pubblico anche in fase di coordinamento dei progetti.

Diego Pavia, amministratore delegato di KIC InnoEnergy SE, ha ribadito la necessità di strumenti finanziari non solo a livello europeo ma anche nazionale, nel privato e nel pubblico. Per raggiungere gli obiettivi fissati al 2030 sarebbero necessari 150 miliardi di euro/anno.
La sfida grossa in Europa è legata alla presenza di un mercato energetico molto frammentato. Wilhelm Molterer, amministratore delegato dei fondi europei per gli investimenti strategici della Banca europea, ha insistito sulla necessità di sviluppare strumenti finanziari appropriati. Occorrono progetti bancabili con partner forti. Progetti in linea con gli obiettivi strategici e con un rischio tracciabile.

La sessione successiva ha riguardato l’importanza della cooperazione globale come strumento per creare sinergie e accelerare soluzioni low carbon.

Dolf Gielen, direttore del Centro Innovazione e Tecnologia IRENA, ha evidenziato che la sfida tecnologica a livello mondiale nella transizione energetica è l’integrazione del solare e dell’eolico nei sistemi di potenza attuali.

Mahesh Morjaria, vicepresidente di PV Systems, First Solar, ha passato in rassegna i programmi tra Africa e Europa sui temi energetici. “Ora il fotovoltaico è reale; è stata vinta al sfida dei costi”. È stato anche presentato il progetto “Flexible solar power plan”: il solare flessibile che sostituisce le unità a gas.

Kentaro Morita, direttore generale al NEDO, Giappone, ha sottolineato come il fotovoltaico rappresenti la tecnologia rinnovabile predominante in Giappone, un paese isolato ma ricco di risorse naturali con un forte dipendenza dal medio oriente per il petrolio.

Thembakazi Mali, amministratore delegato ad interim al SANEDI, Sudafrica, ha messo in luce che il punto chiave in Africa è l’accesso all’energia e lo sfruttamento di grandi quantità di risorse. Su questi due aspetti deve intervenire la cooperazione internazionale. È necessario incrementare la collaborazione attraverso progetti pilota dimostrativi.

Gwennael Joliff-Botrel, responsabile dell’unità strategia di ricerca e innovazione energetica della Commissione europea, ha illustrato il programma MISSION INNOVATION che ha lo scopo di sostenere i paesi europei e stimolarli alle collaborazioni internazionali. E’ previsto un grosso budget per l’innovazione tecnologica nelle rinnovabili.

I progressi nelle tecnologie energetiche, nell’automazione e le ICT hanno già innescato sviluppi verso una generazione più decentralizzata e un ruolo attivo dei “prosumer” in molti paesi europei. L’approccio incentrato sul consumatore caratterizza fortemente il nuovo pacchetto legislativo sull’energia pulita. Sono un prerequisito le scelte di consumatori più consapevoli e ben informati e una più profonda conoscenza della transizione in rapida evoluzione verso un sistema energetico a basse emissioni di carbonio.

E’ stato presentato il progetto PEAKapp (Johannes Reichl, Energy Institute sviluppato presso la Johannes Kepler University Linz) sottolineando il delinearsi di una nuova figura, quella dello “zero net emission citizen” grazie a un forte impegno nel creare una coscienza sociale energetica già nelle scuole e nelle università. L’innovazione sociale va allo stesso passo dell’innovazione tecnologica. In questo ambito è necessario un grosso impegno delle industrie affinché creino rapporti di collaborazione con università, scuole e enti di ricerca. “Ricerca non solo istruzione”

Nella seconda giornata è stato approfondito l’aspetto su come coinvolgere città, regioni e comunità per raggiungere gli obiettivi a medio e a lungo termine. Lo sviluppo di un economia low-carbon e l’uso sostenibile dell’energia è legato alla pianificazione urbana e regionale, alle infrastrutture e ai trasporti e agli edifici pubblici. È necessario quidni puntare all’ implementazione di azioni strategiche a livello locale.

Il sistema energetico del futuro deve essere in grado di integrare diversi vettori energetici, compresa una crescente quota di capacità di generazione variabile e decentralizzata. La flessibilità sarà quindi un attributo importante, ottenuto grazie all’integrazione ottimizzata di reti di diversi tipi – sector coupling (gas, heating / cooling, trasporto) e livelli (distribuzione / trasmissione). In questo ambito gioca un ruolo chiave la digitalizzazione del mercato energetico che richiede soluzioni smart e automatiche.

Infine si è discusso della “responsabilità“ che dovranno assumersi le rinnovabili nello scenario a lungo termine. Per ridurre le emissioni di carbonio a livello mondiale, una quota crescente del fabbisogno energetico per tutte le applicazioni deve essere coperta da fonti rinnovabili. Nell’ambito del Set-Plan dell’UE, lo sforzo di R & I per le FER è già in corso per sbloccare il potenziale di energia rinnovabile e integrare tecnologie di efficienza energetica convenienti. EL

Sito conferenza: SetPlan2018