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CCC/277

Le banche e le centrali a carbone: chi finanzia e perché

Paul Baruya

Aprile 2017

Negli ultimi anni si è assistito a un cambio di politica dei maggiori istituti finanziari sugli strumenti di supporto economico per progetti d impianti termoelettrici a carbone. Sia le banche americane sia quelle europee hanno subordinato i finanziamenti a requisiti molto più stringenti.

La svolta degli istituti finanziari è legata principalmente al cambio delle linee guida dell’Organization for Economic CO-operation and Development (EOCD) che ha armonizzato gli strumenti di supporto finanziario per gli impianti alimentati a carbone. Nella maggioranza dei casi il supporto economico per la realizzazione di impianti subcritici alimentati a carbone (e quindi a bassa efficienza) è stato negato.

Il nuovo scenario finanziario ha avuto un impatto anche sulle tecnologie, orientando il mercato verso la costruzione di impianti alimentati a carbone ad alta efficienza (High Efficiency Low Emission, HELE).  Emblematico il punto di vista della Morgan Stanley, che mette una pietra tombale sulle centrali a bassa efficienza ma non sul carbone: “è percezione diffusa che gli impianti alimentati a carbone non abbiamo un ruolo in un futuro a basse emissioni. Ma noi crediamo che non sia vero, dal momento che negli impianti ad elevata efficienza  le emissioni possono essere abbattute del 20% e c’è la possibilità di un’ulteriore riduzione attraverso l’utilizzo di carbone di migliore qualità”.

La banca Morgan Stanley non è la sola a credere nel potenziale delle tecnologie ad alta efficienza alimentate a carbone: nonostante le politiche restrittive adottate dagli istituti bancari internazionali nei confronti degli impianti a carbone, ci sono diversi nuovi progetti di impianti termoelettrici alimentati a carbone, tutti localizzati in paesi con importanti deficit energetici o aventi una economia in rapida crescita. Le nuove centrali elettriche a carbone che saranno operative in tutto il mondo entro il 2022 avranno una potenza installata di 190 GWe.  Altri 660 GWe sono in fase di progettazione. Il 90% delle nuove centrali alimentate a carbone saranno costruite in Asia di cui il 70% in Cina e in India.

Attualmente si stanno costruendo nuovi impianti termoelettrici alimentati a carbone in 37 paesi. I paesi in via di sviluppo e le nuove economie emergenti hanno necessità di energia elettrica a basso prezzo per soddisfare il crescente carico di base. Gran parte delle economie emergenti sono firmatarie dell’accordo di Parigi COP21 nel quale si sono impegnate a limitare le loro emissioni inquinanti e a orientarsi sugli impianti a carbone ad alta efficienza.

Nella figura 1 si può notare il trend storico degli investimenti nel settore termoelettrico alimentato a combustibili fossili. Nel 2014 il totale degli investimenti sugli impianti termoelettrici alimentati a carbone e sul settore estrattivo è stato valutato in 152 miliardi di dollari.

Figura 1 Investimenti a livello mondiale sugli impianti termoelettrici alimentati con combustibili fossili.

I capitali vengono forniti principalmente da tre attori principali: banche private, agenzie di export e banche multilaterali di sviluppo. Le banche multilaterali di sviluppo hanno un ruolo marginale in quanto concorrono solo per il 10% della somma complessiva, mentre il grosso dei capitali viene messo a disposizione dalle banche private.

Per quanto riguarda il settore estrattivo del carbone, ben 13 dei 20 maggiori istituti finanziari che sostengono il settore sono cinesi.

Gli impianti HELE sono ormai adottati e finanziati dalla Cina, Giappone e Corea del Sud. Il crescente ruolo degli istituti finanziari asiatici nel finanziare impianti termoelettrici a carbone ha parzialmente coperto il vuoto lasciato dagli istituti finanziari occidentali. Le banche asiatiche e le agenzie di esportazione offrono per questo tipo di impianti prestiti flessibili a basso tasso di interesse.; l’unica criticità è che le banche richiedono che la maggioranza dei contratti di commissione per la realizzazione dell’impianto sia affidata a compagnie locali.

Un altro aspetto da mettere in evidenza è che molte regioni del mondo non si possono permettere il “lusso” di smettere di usare combustibili fossili inquinanti in favore delle più costose energie rinnovabili. Inoltre come dichiarato dal presidente della African Development Bank (AfDB) Donald Kaberuka, è ipocrita da parte dei governi occidentali che si sono industrializzati sfruttando i combustibili fossili, fornendo ai propri cittadini energia a sufficienza, dire agli stati africani di non impiegare il carbone, ma solo le costose energie rinnovabili.

Le autorità e le banche occidentali dovrebbero valutare non solo il combustibile impiegato nel progetto che si intende o meno finanziare, ma anche il contesto sociale e locale dove quel progetto deve essere attuato.

Perseguire la sostenibilità e lo sviluppo di una economia possono essere due obbiettivi che vanno in contrasto e che quindi richiedono un compromesso. Il taglio di fondi da investire nel settore del carbone nelle economie sottosviluppate può causare un peggioramento del welfare in quei paesi.

Come si può vedere nella figura 2, la scarsità di energia elettrica a basso costo costituisce il maggior ostacolo allo sviluppo di una economia.

Figura 2 Ostacoli all’economia nei paesi in via di sviluppo

Per le motivazioni discusse precedentemente diversi studi come quello del Massachusetts Institute of Technology (MIT) affermano che il carbone rimarrà indispensabile nel medio periodo. D’altronde come affermato da Kim Yong Kim (presidente della Word Bank), non c’è mai stato uno stato che si è sviluppato con energia intermittente.  APorcu