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CCC/276

La relazione tra comunicazione e progetti CCS

Toby Lockwood

Aprile 2017

Sin dai primi anni 2000, il sequestro delle emissioni di CO2 in adeguate formazioni geologiche, noto come Carbon Capture and Storage (CCS), è stato riconosciuto a livello internazionale come uno strumento fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi di de-carbonizzazione del settore energetico e delle industrie operanti a combustibili fossili (IPCC, 2005).

La politica nazionale in molti paesi ha cercato di incoraggiare la diffusione della tecnologia, concentrandosi inizialmente sulla promozione di progetti dimostrativi su larga scala, che hanno portato alla realizzazione di alcune installazioni nell’ultimo decennio. La maggior parte dei progetti dimostrativi è sviluppata nell’America del Nord. (GCCSI, 2016a).

Il parere negativo dell’opinione pubblica verso i progetti di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica rappresenta spesso il principale ostacolo alla diffusione delle tecnologie. Questa tendenza è stata enfatizzata da alcuni casi plateali, in cui l’attivismo pubblico “no-CCS” ha portato alla cancellazione di importanti progetti.

La maggior parte dei nuovi progetti di stoccaggio della CO2 in corso di sviluppo, sia in ambito dimostrativo che di ricerca, ha visto raffinare gli approcci di comunicazione con le comunità interessate; tali approcci vanno ben oltre quelli previsti dai requisiti normativi per la consultazione pubblica.

La consapevolezza dell’importanza delle CCS nell’opinione pubblica è bassa nella maggior parte dei paesi ma anche i sondaggi effettuati sul pubblico “meglio informato” indicano uno scarso sostegno rispetto ad altre tecnologie low-carbon. Le tecnologie CCS sono percepite come soluzioni al cambiamento climatico economicamente insostenibili, che hanno come effetto occulto e indesiderato quello di consentire il prosieguo delle attività delle aziende operanti nel campo dei combustibili fossili. Poiché le tecnologie CCS e la contestuale riduzione dei suoi costi risultano svantaggiose rispetto a molte fonti energetiche rinnovabili (FER), vengono messi in evidenza anche problemi di piccola entità e l’ancora scarsa disponibilità tecnologica.

Oltre a questa immagine negativa, alcune comunità direttamente interessate dai progetti CCS hanno espresso preoccupazioni in merito al rischio sanitario di perdite di CO2, alla possibilità di stimolare fenomeni sismici nei territori interessati e alla possibile contaminazione dell’acqua presente nelle falde dei siti individuati. Molti di questi temi sono stati messi in risalto durante alcune manifestazioni locali di opposizione alle CCS in Olanda, Germania e Polonia. L’analisi di queste reazioni evidenzia una serie di errori chiave nella disseminazione delle informazioni ai diretti interessati mentre fattori aggravanti, come l’incertezza della regolamentazione delle CCS in Europa, consentono al momento una rapida politicizzazione. Le preoccupazioni locali sono altresì fortemente dipendenti dalla natura del progetto CCS e possono indebolirsi nel caso di stoccaggio off-shore, enhanced oil recovery e il retrofit degli impianti di cattura.

Il consenso alle CCS cresce invece quando vengono presentate come “tecnologie ponte” tra la situazione presente e uno scenario futuro privo di combustibili fossili, ossia come componente di un mix di energia a bassa emissione di carbonio. Sulla base delle esperienze dei primi progetti pilota e dimostrativi, anche a seguito dell’impegno pubblico manifestato da altre industrie in vari contesti, sono state sviluppate diverse linee guida sulle migliori tecniche di comunicazione da associare alle CCS, tra cui:

  • Individuare i principali stakeholder locali, valutandone la demografia e l’orientamento in relazione al progetto;
  • Impegnarsi il più presto possibile nella disseminazione delle informazioni, idealmente prima che il sito venga terminato in fase di progettazione definitiva;
  • Rispondere a tutte le osservazioni dell’opinione pubblica in merito al progetto e impegnarsi nel cercare una sua risposta;
  • Orientare l’informazione in modo che sia facilmente comprensibile, utilizzando dei messaggi chiave dove si sottolineano l’importanza e i vantaggi delle CCS per la comunità;
  • Agire in modo trasparente per costruire e mantenere un rapporto di fiducia con il pubblico.

Ad oggi le campagne di coinvolgimento sono state effettuate da squadre che includono specialisti della comunicazione, in collaborazione con organizzazioni non governative e istituti di ricerca, percepiti dall’ opinione pubblica come soggetti più attendibili.

Uno strumento efficace sono gli eventi informali organizzati nella forma di stand informativi al fine di promuovere l’approccio individuale. Questa tecnica è diventata molto popolare nel campo delle consultazioni pubbliche integrate dalla partecipazione di specialisti (individui chiave) favorevoli e contrari. I centri di informazione, collocati in luoghi strategici, e la partecipazione a eventi locali di grande popolarità si sono dimostrati degli efficaci strumenti per coinvolgere in modo tangibile la comunità.

Molte delle preoccupazioni sulle CCS riguardano la scarsa fiducia sulla permanenza della CO2 stoccata nel sottosuolo. Tale preoccupazione può essere abbattuta attraverso una sempre più precisa comunicazione e l’utilizzo di modelli visuali semplificati e accuratamente scalati, adatti a un pubblico non-tecnico. Al fine di non incrementare la percezione del rischio, devono essere affrontati adeguatamente i dettagli sulle campagne di monitoraggio dei siti di stoccaggio della CO2 e sui piani di emergenza del sito.

Alcuni progetti che hanno applicato queste metodologie di sensibilizzazione sono i seguenti:

  • Peterhead di Shell (UK);
  • Quest (Canada);
  • Compostilla e Hontomin (Spain), attraverso i lavori di comunicazione dell’Istituto di ricerca Ciuden;
  • Aquistore di SaskPower (Canada);
  • Tomakomai della Japan CCS.

Questi progetti hanno focalizzato la loro attenzione alle comunità interessate, incoraggiando la partecipazione delle imprese locali e integrando le attività educative svolte nelle scuole locali; in alcune occasioni sono state impiegate campagne pubblicitarie ad ampia diffusione. E’ importante citare il primo e assai precoce progetto FutureGen negli Stati Uniti, che è riuscito a ottenere il supporto da parte degli enti locali nel processo di selezione dei siti di stoccaggio favorendo così il senso di aggregazione delle comunità locali.

Tale metodologie di promozione e accettazione dei progetti CCS a livello locale sono ora ben consolidate e non è più considerata una barriera insormontabile l’opposizione incentrata sul rischio per la salute pubblica. Tuttavia, la relativa assenza delle CCS dai dibattiti pubblici sui cambiamenti climatici, nella maggior parte dei paesi, è senza dubbio per gli esperti di comunicazione una grande sfida, dato che necessita di un maggiore sostegno politico alla tecnologia per ottenere un’altrettanto consenso da parte dell’opinione pubblica.

Questo obiettivo richiede campagne di informazione sempre più ampie, un impegno educativo e la trattazione di argomenti “non tecnici” di maggiore impatto. I sostenitori delle CCS sono concentrati sempre più su applicazioni con proposte di oggettivo valore dal punto di vista della produzione energetica, come nel caso della combustione di biomasse nei processi industriali e il conseguimento di “emissioni negative”.

Al fine di aumentare le possibilità di successo delle CCS sarà quindi necessario:

  • Sensibilizzare il pubblico sulle questioni più urgenti in merito al cambiamento climatico e il ruolo delle CCS per una riduzione efficace della CO2 in atmosfera;
  • Stimolare una maggiore attenzione a partire dai progetti esistenti per mostrare le CCS come tecnologie attualmente valide;
  • Enfatizzare le informazioni sulla potenziale riduzione dei costi degli impianti di larga scala;
  • Una migliore collaborazione tra industria, università e governo per formulare un messaggio coerente in cui il consenso politico e scientifico siano allineati. DMarotto