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Il trilemma dell’energia

The Energy Trilemma - CCT2017 (10 May 2017 - Cagliari)

Sostenibilità, economicità e sicurezza. Quando si parla di politiche energetiche gli obiettivi sono sempre gli stessi, quel che cambia sono le scelte per raggiungere il miglior compromesso tra situazioni spesso in contrasto se non in contraddizione. Il cosiddetto “Energy trilemma”.

Secondo Lauri Myllyvirta, responsabile della campagna globale Carbone e Inquinamento atmosferico per Greenpeace e co-autore del recente rapporto “Boom and Bust 2017: Tracking The Global Coal Plant Pipeline”, realizzato da Greenpeace, Sierra Club e CoalSwarm: «La Cina sta portando avanti il più grosso investimento mai visto nel campo della produzione energetica. Dopo aver sospeso i permessi in 13 province, nonostante la produzione da carbone stia calando prectipitosamente a causa della combinazione tra crescita dell’energia pulita e calo della domanda, Pechino potrebbe avviare ben 500 nuove centrali a carbone».

Uno dei punti chiave del Piano energetico 2016-2020 varato dal ministero dell’Energia cinese prevede l’avvio di vari progetti dimostrativi per promuovere l’utilizzo di sottoprodotti dell’agricoltura nelle centrali a carbone. Nella visione di Pechino la combustione congiunta di biomasse e carbone consentirà di allungare la vita alle centrali esistenti riducendone l’impatto inquinante.

Dopo aver sottoscritto un accordo bilaterale sul Clima con Pechino nel 2014 e essersi impegnati a firmare l’Accordo di Parigi meno di un anno fa, a Washington adesso si marcia in direzione opposta. 

Tre mesi dopo essere entrato in carica il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che “mette fine alla guerra al carbone” e “alle politiche ammazza-lavoro”. Provvedimento che blocca circa una decina di misure adottate dalla precedente amministrazione e che, secondo la Casa Bianca, restituirà posti di lavoro e rilancerà la produzione energetica nazionale. Gli oppositori, preannunciando battaglia, sostengono che “ci sarà lavoro in più solo per gli avvocati”. La posizione di Trump non è isolata. Rolando Fuentes, centro studi arabo Kapsarc, in una dichiarazione all’Economist spiega il cortocircuito della green economy: i fossili per sostenere le rinnovabili, le rinnovabili per affossare se stesse: «Al salire della diffusione delle rinnovabili, cala la loro competitività». Se tutta l’energia fosse prodotta da eolico o solare il prezzo dell’elettricità arriverebbe a quasi zero e quindi nessuno investirebbe più in un settore privo di margini di guadagno. Per poter ricreare quei margini dovrebbero ricomparire gli incentivi: un circolo vizioso. 

Argomenti che non sembrano far presa tra i paesi scandinavi, dove il ruolo di petrolio, carbone e gas (e del nucleare) è di ponte verso lo scenario ‘zero fossili’. Transizione che però non è lineare. Non tutti i paesi dispongono delle stesse risorse naturali. Se l’Islanda già oggi riesce a dar risposta a quasi tutto il proprio fabbisogno elettrico grazie all’energia geotermica e idroelettrica, la Svezia arriva al 57% e punta al 100% entro il 2040.  La maggiore efficienza degli impianti eolici consentirà di rimpiazzare la quota di nucleare presente nel mix energetico nazionale. Sostituzione non immediata: lo scorso anno la coalizione che sostiene il governo svedese ha raggiunto un accordo per la costruzione di dieci nuovi reattori al posto di quelli più vecchi, per garantire al paese l’indipendenza energetica nella fase transitoria che porterà nel 2040 ad avere energia solo da fonti rinnovabili. Il finanziamento dei nuovi reattori – vista come una marcia indietro da alcuni, come un male necessario da altri – è stato ritenuto un passaggio obbligato per completare la transizione senza ripercussioni sul contenimento delle emissioni di anidride carbonica né sull’economia nazionale. GS/TL


Il ruolo delle scelte della politica e della tecnologia nei futuri scenari energetici verrà affrontato nella sessione “The Energy Trilemma”, che si terrà al T Hotel di Cagliari il prossimo 10 maggio (ore 15,20-17,20) nell’ambito dell’8a edizione dell’International Conference on Clean Coal Technologies (CCT2017)

Ospiti:
Nick Butler – Editorialista del Financial Times e professore al King’s College London;
Benjamin Sporton – Amministratore delegato della World Coal Association;
Alessandro Lanza – Presidente della Sotacarbo;
Charles Soothill – Vicepresidente della Zero Emissions Platform;
Chandra Bushan – Direttore del Centre for Science and Environment India;
Craig Morris – Institute for Advanced Sustainability Studies, vincitore del premio International Association of Energy Economists come miglior giornalista specializzato.