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Gualdi: politica e scienza non sono sincronizzate

Effetto serra, surriscaldamento globale, scioglimento dei ghiacciai, deforestazione: sono solo alcuni dei problemi legati alle condizioni del nostro pianeta e non sono slegati tra loro. Il cambiamento climatico ha tante facce e l’urgenza di politiche globali inizia a diffondersi, soprattutto tra i giovani, come hanno dimostrato Greta Thunberg e gli studenti europei scesi in piazza il 15 marzo per partecipare al “Venerdì per il futuro”.

Di questo si è parlato nel Centro Ricerche Sotacarbo di Carbonia, nel primo dei quattro seminari “Il clima della Terra”, aperto dal prof. Silvio Gualdi, Primo Ricercatore presso l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e Direttore della Divisione “Climate Simulation and Prediction” del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC).

Il professor Gualdi, particolarmente apprezzato dai presenti per il linguaggio semplice e chiaro, accessibile anche ai non addetti ai lavori, ha analizzato il fenomeno dal punto di vista scientifico, illustrando l’andamento ciclico dei cambiamenti climatici e la brusca impennata degli ultimi due secoli. Fenomeno anomalo e fuori scala che può essere spiegato solo con le attività umane (fattore antropico) avviate con la Rivoluzione industriale, che hanno determinato un cambiamento della composizione chimica della nostra atmosfera, con evidenti conseguenze sulla temperatura terrestre e sull’ambiente.

A questo si aggiunge il cambiamento delle caratteristiche del suolo, dovuto alla deforestazione, all’urbanizzazione o più in generale a quelle trasformazioni di grandi aree (ad uso agricolo, per esempio). La combinazione di questi mutamenti finisce per perturbare le condizioni ambientali e dunque l’atmosfera terrestre.

In assenza della palla di cristallo, lo sviluppo di modelli matematici in grado di determinare le possibili conseguenze al variare dei comportamenti e delle situazioni è il vero contributo che la scienza può dare nella lotta al cambiamento climatico. Gli scienziati provano in questo modo a delinare i possibili scenari, nell’auspicio di poter fornire argomenti e informazioni utili per motivare e meglio indirizzare le scelte dei governi in tema di politiche di tutela dell’ambiente e di sviluppo industriale. Anche, se, come ha sottolineato lo stesso Gualdi, rispondendo alle domande del pubblico “i tempi della scienza e della politica raramente coincidono: gli studi della prima si basano su tempi lunghi, decenni, secoli, le scelte della seconda sulla durata della legislatura”.  AO