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Sotacarbo e le Ccs

Con riferimento a notizie apparse nei giorni scorsi su alcuni siti web locali, si ritiene opportuno chiarire quanto segue:

1. Sotacarbo è una società a capitale interamente pubblico, che opera nell’interesse esclusivo della collettività e delle istituzioni, che ha sempre assicurato la massima disponibilità e collaborazione a tutti i media interessati, ritenendoli strumento importante per favorire la diffusione di una conoscenza consapevole e puntuale dei programmi di ricerca della società.
2. Dietro i nostri studi su cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica (le “Ccs”) non ci sono lucro né interessi privati. Steven Chu, premio Nobel per la Fisica nel 1997, ha dichiarato: “Non vedo come potremmo andare avanti senza le tecnologie Ccs. Nessuna delle economie emergenti volgerà le spalle ai fossili, in particolare al carbone, in tempi brevi; per questo motivo le Ccs diventano vitali se vogliamo mitigare il problema delle emissioni di co2”. Studiamo questa tecnologia, nell’ambito delle attività del Polo tecnologico del Sulcis concordate col ministero dello Sviluppo Economico, Regione Sardegna e Enea, nell’interesse del Paese, così come accade in tanti altri centri di ricerca simili nel resto del mondo.
3. Riteniamo fondamentale avvicinare la popolazione al nostro lavoro e a temi fondamentali per il nostro futuro come il cambiamento climatico e il ruolo che possono avere le tecnologie per contribuire alla mitigazione del fenomeno. Per questo motivo abbiamo avviato programmi di divulgazione e sensibilizzazione con le scuole, l’università e con organizzazioni internazionali come il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite (che ritiene le Ccs uno degli strumenti fondamentali per contenere a 2° l’innalzamento della temperatura terrestre).
4. Il fine del permesso di ricerca “Monte Ulmus” non è estrarre metano ma caratterizzare il bacino, vale a dire studiare la composizione del sottosuolo. Un’attività che non comporta rischi, serve piuttosto ad escluderli.
5. Gli inquinanti prodotti dal processo di combustione non è vero che “sono liberi di liberarsi in aria”, perché a valle della caldaia sono previsti sistemi di riduzione degli Nox (ossidi di azoto) e degli Sox (ossidi di zolfo) che abbattono questi inquinanti in misura molto maggiore rispetto a quanto richiesto dalla legge.
6. Il progetto di Mongstad è solo uno di quelli sulle Ccs avviati nel mondo. Per restare alla sola Norvegia ci sono infatti anche casi di successo come quelli di Sleipner (in funzione dal 1996) e di Snohvit (dal 2008). Nel sito di Mongstad il Parlamento norvegese ha dato l’alt al progetto di costruzione della centrale e ha chiesto invece che proseguissero le sperimentazioni sull’impianto pilota.
7. Sotacarbo non ha mai beneficiato di aiuti di Stato né è oggetto di alcuna procedura aperta di infrazione. È una società di ricerca: non estrae carbone né produce o vende energia elettrica o altro. I campi di studio principali sono: efficienza energetica, rinnovabili e tecnologie innovative per l’utilizzo di fossili a emissioni zero.
8. Lo studio del National Research Council sulla relazione tra i terremoti e lo stoccaggio dell’anidride carbonica era stato commissionato nel 2010, dietro richiesta del Senato Usa, dal già citato Steven Chu, allora segretario del Dipartimento dell’Energia statunitense. Il Rapporto ha stabilito che i rischi di terremoti sono minimi, comunque controllabili, e che non è stato registrato alcun danno a cose o persone. I dubbi maggiori, nel caso di grandi siti per le Ccs, riguardavano la convenienza economica di una tecnologia che per garantire la sicurezza dei siti ha costi molto elevati.
9. La “mega centrale a carbone da 450 Mwe” non fa parte del decreto “Destinazione Italia”. Era contenuta in un altro progetto (precedente) ritirato dallo Stato italiano.
10. La società ribadisce la propria disponibilità a qualunque chiarimento o confronto su questi argomenti.

Mario Porcu
Presidente Sotacarbo