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Le Ccs nel mondo: domani è oggi

co2sm“Per mitigare gli effetti dell’inquinamento sul riscaldamento globale, bisogna eliminare le emissioni di CO2 legate alla produzione di energia elettrica: rinnovabili, nucleare e Ccs diventano necessarie”. E’ il pensiero del professor Jim Skea, uno degli autori del Rapporto 2014 dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc)Il Rapporto, appena presentato a Berlino, evidenzia la forte crescita delle emissioni di anidride carbonica e la preoccupazione per proiezioni future tutt’altro che incoraggianti.

Anche secondo le stime pubblicate dall’International Energy Agency nel World Energy Outlook 2013, la domanda mondiale di energia crescerà e il carbone conserverà la sua supremazia nella produzione di energia elettrica. Entro il 2035 è sì previsto che la quantità di combustibili fossili nel mix energetico mondiale cali dall’82 al 76%, ma il carbone continuerà a garantire un terzo dell’energia prodotta nel mondo. L’incremento della richiesta è legato quasi per il 90% alle economie emergenti: nel prossimo decennio il Paese-traino resterà la Cina; dopo il 2025 il testimone passerà al Sud Est asiatico e all’India, che già nel 2020 diventerà la prima importatrice di carbone al mondo. Numeri che lasciano presagire gravi conseguenze sul piano ambientale.

Al momento la Cina produce circa un quarto dei gas a effetto serra del pianeta. Pechino sta investendo in maniera pesante anche sulle fonti rinnovabili e nei prossimi vent’anni sarà la nazione con l’incremento maggiore della produzione elettrica in questo settore. Più di Stati Uniti, Unione europea e Giappone assieme. Per farlo, sembra un paradosso ma non lo è, ha ancora più bisogno del carbone: l’International Energy Agency prevede che nei prossimi 25 anni, per tenere il passo con la crescente domanda di energia, la Cina raddoppierà il numero delle sue centrali a carbone e questo porterà con sé un aumento esponenziale dell’inquinamento.

La questione va affrontata in termini pragmatici, prendendo atto della situazione e dei rischi. L’utilizzo di carbone cresce e per evitare che le emissioni di anidride carbonica crescano di pari passo bisogna intervenire sulla tecnologia applicata a quel combustibile. Intervenire oggi, come raccomanda il Rapporto del’Ipcc. Cattura e stoccaggio rappresentano le fasi essenziali del processo di confinamento geologico dell’anidride carbonica prodotta dagli impianti di combustione. In tre lettere: Ccs, acronimo di Carbon Capture and Storage. Tecnologie applicabili non solo solo al settore della generazione elettrica, ma anche ad altri impianti industriali caratterizzati da elevate emissioni di CO2. Se le emissioni di anidride carbonica rappresentano una minaccia all’ecosistema planetario, dalle Ccs può arrivare un contributo importante per difenderlo.

La diffusione del carbone sta nella sua forza economica: costa poco, è abbondante e facilmente disponibile. Uno studio recente del sito finanziario Bloomberg rivela che in Germania l’elettricità da carbone produce un profitto di 9,16 euro per megawattora, mentre quella da gas una perdita di 19,31 euro.

Argomenti che hanno una forza attrattiva formidabile. Non solo per le economie emergenti, anche per Paesi che negli ultimi anni hanno fatto della “svolta verde” una bandiera. Esemplare il caso tedesco: tra il 2013 e il 2015 la Germania ha previsto l’apertura di ben otto centrali a carbone di nuova concezione. Mai così tante nell’ultimo ventennio. La scelta, in apparente contraddizione con il dichiarato favore per il solare e le altre rinnovabili, viene giustificata dal governo tedesco con due argomenti: economico e ambientale. Il primo: bisogna garantire gli stessi livelli di produzione energetica assicurati dalle centrali nucleari, messe al bando dopo il disastro di Fukushima (otto chiuse subito, tutte le altre entro il 2022). Il secondo: “Se si costruisce una centrale a lignite moderna, in grado di rimpiazzarne tante altre più vecchie e meno efficienti, deve essere visto come un contributo al miglioramento non al peggioramento climatico”, è la replica del ministro per l’Ambiente tedesco Peter Altmaier alle critiche ricevute.

Il governo tedesco non è il solo a pensarla così. Quello britannico ha appena investito un miliardo di sterline per finanziare due progetti Ccs a Peterhead (Scozia) e White Rose (Inghilterra). Scopo dichiarato è la sostituzione, entro il 2030, di centrali a carbone obsolete e inquinanti con impianti innovativi per consentire al Regno Unito di abbattere la produzione di CO2 e di accrescere la quantità di energia prodotta (dai 12 gigawatt previsti nel 2030 si arriverà a 40 entro il 2050). Il Global Ccs Institute dà conto di vari impianti dimostrativi in Australia e in tante altre parti nel mondo. Impianti sperimentali che esibiscono conoscenze e competenze esportabili ovunque. Lo sviluppo e la diffusione delle Ccs sono ormai realtà acquisite a livello mondiale. Erano un’opzione, sono diventate una necessità. GS