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Il carbone inquina?

“Il carbone inquina”. Un concetto buttato lì con apparente indifferenza, senza slancio, ma come verità acquisita: il carbone inquina, punto. Affermazione lapidaria contenuta in uno spot televisivo, in onda sulle principali reti nazionali. Non è l’unica: “Petrolio e gas vengono da Paesi difficili”, “Il sole e il vento sono cari”, “Il nucleare divide”. Il nucleare divide? Se c’è un argomento che ha unito gli italiani, in ben due referendum, è proprio l’ostilità al nucleare e al problema delle scorie radioattive. Nessuna divisione: a meno di voler considerare il 94,05% una maggioranza risicata.

Scopo dello spot in questione è evidenziare le virtù dell’efficienza energetica e sensibilizzare la collettività sul tema dell’energia e sulla possibilità di ridurre i consumi, modificando (di poco) le abitudini e con qualche opportuno accorgimento o intervento. Una campagna meritoria. Che però diventa fuorviante quando mette il valore positivo dell’efficienza energetica in antitesi a fonti di energia comunque imprescindibili. L’efficienza energetica presuppone l’energia non la sostituisce.

Trasmettere un messaggio di segno opposto significa non fare corretta informazione e rappresenta un danno per l’intero Paese. Il carbone, come tutte le altre fonti, di per sé non inquina affatto. Se ne sta lì buono e se nessuno lo tocca nulla succede. A inquinare sono spesso le inadeguate tecnologie utilizzate. Ormai da anni premi Nobel e scienziati sono concordi nel sostenere che, in tema di energia, oltre che sulle fonti bisogna concentrarsi sulle tecnologie da applicare e su un loro rapido sviluppo ed applicazione, se si vuole (e ormai si deve) incidere sul cambiamento climatico per proteggere l’ecosistema.

Proprio in questa direzione va il finanziamento, stabilito dal Parlamento italiano nel febbraio scorso, per la costruzione in Sardegna di un Polo tecnologico per l’Energia Pulita che comprenderà anche la realizzazione di un’innovativa centrale a carbone con tecnologia di Cattura e stoccaggio della CO2.

Tutte le proiezioni dei principali enti di ricerca mondiali concordano nel dire che i combustibili fossili – e tra questi il carbone, perché economico e largamente disponibile – continueranno ad essere nel 2035-2050 la prima fonte energetica del pianeta (assicurando ancora oltre due terzi della produzione mondiale). E il carbone rappresenterà un terzo della produzione di energia elettrica. Un dato che dovrebbe indurre crociati pro o contro carbone a un confronto realistico ed equilibrato Ma, come sempre accade quando gli approcci sono ideologici o smaccatamente interessati, non sono ammesse discussioni. In entrambi gli schieramenti abbondano le verità assolute. Approcci più oggettivi ed equilibrati prenderebbero atto del fatto che il mondo non può rinunciare a nessuna fonte energetica se vuol mantenere i livelli di vita dei Paesi più ricchi e consentire di disporre della energia elettrica a oltre un miliardo di persone che oggi non ce l’ha. Tale approccio agevolerebbe una discussione capace di produrre una soluzione pragmatica al problema. Il carbone è più economico e conveniente ma così come è utilizzato spesso inquina? Bene, azzeriamo l’inquinamento con tecnologie adeguate, oggi disponibili. Se una volta ridotto l’inquinamento il carbone resta più conveniente di altre fonti, perché privarsene? Questo approccio dovrebbe essere applicato a tutte le fonti energetiche.

Mario Porcu
Presidente Sotacarbo SpA

(Pubblicato su La Nuova Sardegna del 3.8.2014)

Lo spot tv sull’efficienza energetica
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