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Addio al carbone: il Sulcis sperimenta l’energia pulita

Impianti Sotacarbo

Pubblicato sul Sole 24 ore del 10 agosto 2014 un reportage molto interessante e approfondito di Jacopo Giliberto sulla rivoluzione silenziosa dell’industria del carbone nel Sulcis: si avviano a chiusura le miniere in perdita, nasce il nuovo Polo tecnologico sull’Energia pulita

1. Sulcis / Storia di un territorio
Carbone SulcisIl Sulcis cambia. Addio al carbone, attorno al quale il fascismo dell’autarchia costruì una città mineraria di 40mila abitanti in un angolo spopolato di Sardegna. Quando negli anni 30 i mercati erano protezionistici e l’Italia era assediata dalle sanzioni internazionali per l’occupazione dell’Etiopia, quel carbone era una risorsa preziosa. Dopo 80 anni, oggi ogni tonnellata di carbone vale sui mercati internazionali meno di 70 dollari, una cinquantina di euro. Mentre invece estrarre dal sottosuolo della Sardegna il carbonaccio solforoso del Sulcis costa quattro volte tanto, circa 200 euro la tonnellata. Caduto il fascismo, da 60 anni quella miniera estrae più passività che carbone. Una miniera di debiti. Una produzione di sussidi. Per mantenere lo stipendio della nobilissima casta operaia dei minatori nel bacino elettorale e carbonifero del Sulcis bisogna prelevare i soldi dalle tasche di tutti gli italiani attraverso le bollette elettriche, le più salate d’Europa. Addio al carbone. La miniera della Carbosulcis, 100% della Regione, chiuderà in via definitiva nel 2018. Lo impone l’Europa. Lo impone soprattutto il mercato. Che fare poi? Il sindaco di Carbonia, il pd Giuseppe Casti, ha in mente l’ennesimo progetto di turismo culturale. «Lo scalo di Portoscuso e la sua area industriale sono in crisi, basta pensare all’Alcoa. Questo territorio è vocato per il turismo culturale. Pensi che il museo delle miniere stacca 20mila biglietti l’anno». Forse i sogni del sindaco Casti si realizzeranno, ma di sicuro al posto dei minatori orgogliosi e degli elmetti gialli con la lampada in fronte arriveranno i ricercatori della Sotacarbo con il camice bianco e la biro nel taschino. La Sotacarbo è una società mista fra Enea e Regione Sardegna e studia tecnologie per ridurre le emissioni prodotte dai combustibili. Sperimenterà centrali elettriche a bassissimo impatto ambientale che non emetteranno anidride carbonica. È presieduta dall’ingegner Mario Porcu.

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6. Sulcis / La storia
Mussolini in visita a Serbariu
Dalla metà dell’Ottocento si estrae carbone nel Sulcis. Ma prima dell’autarchia fascista le miniere erano piccoli scavi locali. Mussolini dittatore di un’Italia povera di materie prime con la nascita dell’Acai (Azienda carboni italiani) sviluppò gli unici due giacimenti di carbone del Paese: Arsia in Istra e il Sulcis in Sardegna. Per l’Italia si mossero migliaia di braccianti così miseri che un lavoro in miniera appariva loro come un’attrattiva allettante. I 3mila abitanti del Sulcis divennero in breve 50mila attorno alle miniere di Serbarìu, Seruci, Nuraxi Figus. Architetti metafisici come Gustavo Pulitzer, Cesare Valle o Eugenio Montuori progettarono spettacolari città – Carbonia e Cortoghiana – che fanno sfigurare per modernità tante realizzazioni di oggi. Ma il minerale è pieno di zolfo e non ha mercato. Finita la guerra, i bilanci della miniera sono subito esplosi in un mare di passività pagate dai cittadini italiani. Dall’Acai fascista la miniera di Stato è passata per l’Egam, l’Iri, l’Eni e altre società fino ad approdare sotto la Regione Sardegna.

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8. Sulcis / Il futuro
Il presidente della Sotacarbo ing. Mario Porcu
La Sotacarbo è una società controllata in quote paritetiche da Regione Sardegna ed Enea. La sede è nell’antica laveria della miniera di Seruci dove una volta il carbone veniva ripulito dai detriti. Vi lavorano 20 dipendenti e 12 contrattisti, fra ingegneri, geologi e chimici; un’altra ventina di scienziati e tecnici servono per il progetto dell’ossicombustione. La Sotacarbo ha sviluppato due impianti di gassificazione, uno da 5 megawatt termici e l’altro che separa l’anidride carbonica dall’idrogeno, a valle del quale c’è un piccolo generatore elettrico. Alla fine, resta zolfo purissimo che può essere dato all’industria chimica per produrre acido solforico e mille altri prodotti. Spiega Mario Porcu, ingegnere, presidente della Sotacarbo: «Vogliamo realizzare un centro di ricerca di eccellenza internazionale, iniziando con la realizzazione di un primo impianto di ossicombustione, con potenza di 50 megawatt, con l’obiettivo di creare una filiera italiana e un polo tecnologico strategico per il Paese. Non possiamo perdere la corsa internazionale delle tecnologie ambientali, soprattutto in un momento in cui sappiamo che il nostro paese dispone di tecnologie capaci di trattare carboni di ogni tipo, anche poverissimi, con la possibilità di separare a basso costo la CO2 prodotta. Separata dai fumi, dovrà essere localizzata in aree in cui rimarrà inerte per migliaia di anni,negli interstizi di rocce o in depositi di acquiferi profondi e, comunque, in aree che la sequestreranno per tempi lunghissimi, senza alcun problema per l’ambiente e la popolazione». Perché? «L’Italia non può perdere la corsa internazionale delle tecnologie ambientali. Non abbiamo carbone competitivo, ma sappiano come renderlo sostenibile. I combustibili fossili rappresenteranno nei prossimi decenni una quota di oltre il 70% dell’energia elettrica prodotta e il carbone sarà circa un terzo di tale fabbisogno. Basta pensare alla Cina, che con il 26% delle emissioni mondiali di CO2 è un Paese che funziona a carbone». La disponibilità di tecnologie a bassa emissione di carbonio è indispensabile per ridurre l’effetto serra «e così l’ossicombustione e lo sviluppo di tutte le tecnologie sulla energia pulita potrebbero essere la rivincita del Sulcis-dopo le miniere – aggiunge Porcu – e abbiamo già accordi per trasformare in fatti reali questa disponibilità di know how e di tecnologia innovativa che attraggono investitori e contribuiscono allo sviluppo economico italiano”. Separata dai fumi, la CO2 va poi collocata da qualche parte. La Sotacarbo vuole sperimentare più forme di stoccaggio in profondità, sotto gli strati che arrivano oltre i mille metri. Se l’anidride carbonica viene pompata a 70 gradi e a 40 atmosfere s’infiltra nel carbone e ne caccia fuori il grisù, il metano che è il terrore di ogni minatore. Più sotto ancora c’è roccia impregnata di acqua preistorica. Saranno sperimentate l’iniezione nel carbone e quella nell’acquifero profondo.

9. Sulcis / Pulire l’aria
Laboratori Sotacarbo
Le tecnologie oggi in uso per catturare la CO2 sono costosissime. C’è chi separa l’anidride carbonica usando le ammine, processo che fa rincarare fino al 50% il costo del chilowattora, e chi prova tecnologie di sequestro e cattura del carbonio dei fumi con costi nell’ordine dei 70 euro la tonnellata contro un’euromulta di 5 euro la tonnellata: è più economico pagare la sanzione che interrompere l’emissione di anidride carbonica nell’aria.
Ha costi anche l’ossicombustione che potrebbe essere la rivincita del Sulcis-dopo-il-carbone. Ma non è una tecnologia insostenibile e poi può essere usata non solamente per ripulire i fumi del carbone: perfino gli inceneritori potrebbero dotarsi di questa tecnologia, eliminando dalla ciminiera le porcherie. «Vogliamo costruire una filiera italiana, un polo tecnologico strategico per il Paese», osserva Porcu.Separata dai fumi, la CO2 va poi collocata da qualche parte. Con costi importanti, limiti e divieti. «Per esempio il Congresso Usa ha vietato di scaricare nella bolletta il costo dello stoccaggio dell’anidride carbonica». La Sotacarbo vuole sperimentare più forme di stoccaggio in profondità, sotto gli strati che arrivano a mille metri. Se l’anidride carbonica viene pompata a 70 gradi e a 40 atmosfere s’infiltra nel carbone e ne caccia fuori il grisù, il metano che è il terrore di ogni minatore. Più sotto ancora c’è roccia impregnata di acqua preistorica. «Proveremo sia l’iniezione nel carbone, sia quella nell’acquifero».

10. Sulcis / L’incentivo
Centro Ricerche SotacarboEcco il progetto della Sotacarbo per il Sulcis senza miniere. Per legge, bisogna smettere di sussidiare la miniera. Ma per legge si può aiutare la ricerca scientifica. Così è stato deciso dal parlamento italiano che con la approvazione della legge n°9 del 2014 ha stabilto di dare attraverso le bollette elettriche degli italiani un sostegno alla sperimentazione,in terra sarda, della produzione di energia elettrica con la cattura della CO2 . «L’incentivo è per la nascita di un polo tecnologico strategico per il Paese», aggiunge il presidente della Sotacarbo.
Si tratta di 3 milioni l’anno prelevati per 10 anni dalle bollette per finanziare il piano di ricerca, la centrale di ossicombustione da 50 megawatt e una centrale già di taglio industriale da 350 megawatt per sperimentare su dimensioni reali il sistema. L’aiuto non serve a mantenere la produzione di energia elettrica bensì a compensare gli extracosti generati dall’applicazione alla dimensione industriale delle tecnologie di cattura e stoccaggio della CO2.

Jacopo Giliberto / Il Sole 24ore
(Leggi qui l’articolo originale completo)