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La Grande Miniera di Serbariu: la storia

Grande Miniera Serbariu, scorcio panoramico - Credit Alessandro Orsini (Sotacarbo)

Una miniera di carbone storica. Perché questi 22 ettari, negli anni Trenta, hanno rappresentato il nucleo su cui venne poi fondata la città di Carbonia. Ma la parabola iniziale della miniera di Serbariu non seguì quella di chi aveva voluto la sua apertura.

Negli anni in cui l’Italia entrava in guerra, la miniera di Serbariu subì un ammodernamento che le avrebbe consentito in pochi anni di portare i livelli di produzione a ben quattro milioni di tonnellate. Un’enormità per quei tempi. A tal fine vennero scavati cinque chilometri di gallerie servite da moderni impianti di ventilazione, e la miniera venne dotata di due pozzi di estrazione diretti, con una grande centrale elettrica, una moderna laveria, collegata da una funzionale e, allora, moderna linea ferroviaria che la univa strategicamente al porto di Sant’Antioco e al resto del Sulcis-Iglesiente.

L’imponente opera di modernizzazione non impedì il verificarsi di tragedie, come quella che il 14 febbraio 1938 provocò la morte di cinque minatori, a causa della presenza incontrollata di masse d’acqua nei livelli più profondi della miniera. Nonostante ciò, la crescita produttiva della miniera proseguì in maniera esponenziale: nel giro di sei anni, dal 1940 al 1946, i lavoratori impiegati passarono dalle 3000 alle 11000 unità. Un caso più unico che raro di attività produttiva italiana capace di registrare, proprio negli anni della Seconda guerra mondiale, i picchi più elevati di attività, raggiungendo l’apice in coincidenza con la sconfitta dell’Italia e del regime fascista.

Ma quello che avrebbe dovuto rappresentare un punto di riferimento per la rinascita, per la ricostruzione nel Secondo dopoguerra, proprio in quel momento vide iniziare la sua fine. La nascita del polo industriale di Portovesme alla fine degli anni Cinquanta, unita all’incapacità di mantenere a livelli competitivi il prezzo di produzione del carbone Sulcis, portò nel 1971 alla chiusura della miniera, cui avrebbe fatto seguito, non casualmente, pochi anni dopo quella delle Ferrovie del Sulcis. Una triste conclusione per alcune delle pagine più luminose della storia sulcitana.