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CCC/239

Prospettive per l’utilizzo del carbone e delle tecnologie di carbone pulito in Turchia (CCC/239)

Stephen Mills

La Turchia ha una delle economie in più rapida ascesa, attualmente la 6° più grande d’Europa e la 16° più grande al mondo. Negli ultimi anni il suo tasso di crescita economica annuale si è attestato tra il 9% e l’11%. La rapida espansione economica, l’aumento della popolazione e la crescente industrializzazione hanno portato ad un generale incremento della domanda di energia come emerge dal fatto che nel corso dell’ultimo decennio la domanda di gas naturale e di energia elettrica è salita vertiginosamente.Nel corso dei prossimi dieci anni il livello della domanda di energia è destinato a raddoppiare ed, al fine di soddisfarla, saranno necessari significativi investimenti nel settore energetico.Come molti altri paesi la Turchia deve affrontare i classici problemi di approvvigionamento delle risorse energetiche, in quanto le proprie sono limitate quasi esclusivamente alla quantità di lignite e a piccole quantità di carbon fossile.  Come risultato vi è una forte dipendenza dalle importazioni delle fonti di energia, infatti, più del 90% del petrolio e il 98% del gas naturale è importato, soprattutto da Iran e Russia ed anche gran parte del carbon fossile è importato dall’estero. Il costo dell’energia importata è considerevole, pari a circa un quarto della spesa per le importazioni annuali complessive del paese.Uno degli obiettivi principali del governo turco è quello di riuscire a ridurre i costi di approvvigionamento attraverso l’incremento dell’uso di lignite locale, ampiamente disponibile in molte parti del paese.Per ottenere questo risultato il governo sta perseguendo una “strategia del carbone”, introducendo meccanismi per incentivare e incoraggiare l’utilizzo di questa risorsa.Molti nuovi progetti per la produzione di energia elettrica sono in fase di elaborazione e un numero significativo è concentrato sull’uso sulla lignite. Alcuni progetti riguardano i bacini esistenti per lo sfruttamento del carbone, di proprietà dello stato e in procinto di essere trasferiti al settore privato. Altri progetti riguardano l’ammodernamento delle vecchie centrali elettriche e sono in fase di studio e approfondimento tecnico-economico.
Al fine di liberalizzare e ristrutturare il mercato, si è proceduto ad opere di privatizzazione delle risorse nazionale che hanno interessato alcune miniere, vendute in relazione al loro utilizzo in impianti specifici.
I politici turchi hanno dato priorità al crescente ruolo del settore privato per creare un contesto favorevole allo sviluppo di nuovi investimenti. L’obiettivo da raggiungere è fissato in un incremento della potenza installata da carbone di 18 GW entro il prossimo decennio.
L’attuale parco di generazione a carbone comprende impianti tradizionali a base di polverino di carbone o con tecnologia di combustione a letto fluido, che in futuro saranno interessati da progetti che prevedono di utilizzare il vapore in condizioni supercritiche e l’installazione, in tutte le principali centrali elettriche, di sistemi di controllo delle emissioni efficaci. Tutti i nuovi impianti a carbone saranno tenuti a installare e gestire sistemi FGD in grado di catturare almeno il 90% di SO2 prodotta, con bruciatori a basso-NOx, e riduzione catalitica selettiva (SCR) per il controllo degli NOx.  Saranno inoltre richiesti efficaci sistemi di controllo del particolato. L’ulteriore sviluppo e l’applicazione delle tecnologie di pulizia del carbone è un obiettivo perseguito da un certo numero di enti, sviluppatori di tecnologia e dalle università turche, che riscontra un crescente coinvolgimento in progetti internazionali e in molti casi, crescenti legami con le controparti estere.

Il rapporto originale è consultabile gratuitamente, previa registrazione, all’indirizzo:
http://www.iea-coal.org.uk/site/2010/publications-section/reports