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CCC/225

Sfide e opportunità per la gassificazione del carbone nei Paesi in via di sviluppo (CCC/225)
Andrew Minchener

Per i Paesi in via di sviluppo che possiedono grandi giacimenti di carbone e limitate riserve di petrolio e gas naturale, le tecnologie di gassificazione per la conversione del carbone offrono un potenziale significativo per la produzione di chemicals e combustibili liquidi e gassosi. Questo approccio offre l’opportunità di valorizzare economicamente i carboni di basso rango che si trovano in abbondanza e il cui sfruttamento risulta economicamente conveniente.
Bisogna considerare che la realizzazione di importanti progetti in tali paesi potrebbero incontrare difficoltà di natura tecnico-economica.
Per quei paesi con un basso PIL, le tecnologie di conversione del carbone sono particolarmente attrattive. La direzione è quella di avviare l’esplorazione delle risorse nazionali tramite degli accordi multilaterali di cooperazione con partner internazionali (costituiti principalmente da gruppi minerari e altre imprese industriali). E’ evidente che il periodo di preparazione dei progetti può essere piuttosto lungo e il loro successo è legato ai governi locali e alle politiche in loro favore.
In pratica tali paesi necessitano di un significativo supporto finanziario internazionale per lo sviluppo dei progetti al fine di attrarre partner esteri che implementino le applicazioni. E’ importante che tali progetti prevedano anche una serie di iniziative a favore delle popolazioni per migliorarne il loro stile di vita.
Per i paesi invece in via di industrializzazione con un PIL pro-capite nella media e nei quali sono già presenti infrastrutture industriali, alcune opportunità di sviluppo sono già in corso. In molti casi però la mancanza di una chiara visione politica sulla esplorazione delle risorse energetiche si concretizza con una assenza di applicazioni industriali in tale settore, ostacolando quindi l’avanzamento dei progetti.
Con queste premesse, alcuni paesi si stanno già muovendo in questa direzione, tra questi Sud Africa e Cina.CO2

Il Sud Africa che accoglie l’unico impianto al mondo di taglia commerciale “coal to liquid” (CTL) oltre che un impianto “coal to chemicals”, presenta una posizione decisa in tale ambito e diretta verso lo sviluppo di questi processi.
Restando nel continente africano, il Mozambico è il paese più promettente per lo sfruttamento del carbone. Nonostante la mancanza di adeguate infrastrutture viarie e portuali, sono infatti in corso progetti per l’estrazione e l’esportazione di carbone di alta qualità. Per superare tali limiti si potrebbero realizzare in loco impianti CTL. Ciò permetterebbe di monetizzare al meglio la miniera e i rifiuti derivanti dal trattamento del carbone, tramite la preparazione di combustibili liquidi per il mercato nazionale e per l’esportazione. Un freno a tale sviluppo potrebbe però derivare dalla esplorazione dei depositi di gas naturale “off shore” vicino alle coste del Paese.
Bostwana e Zinmbawe invece, nonostante le buone riserve di carbone, sono paesi meno promettenti in quanto le politiche nazionali non sono dirette in questo settore.

La Cina rappresenta, a livello globale, il paese in cui la gassificazione del carbone è una realtà dominante.
Anche se considerato un paese in via di sviluppo, La Cina è una nazione largamente industrializzata in cui è inoltre crescente la necessità di impiego di energie pulite.
La conversione del carbone attraverso la gassificazione, oltre che produrre combustibili e chemicals, risponde alla esigenza di ridurre le emissioni di gas clima alteranti. Uno degli obiettivi a livello nazionale è infatti la riduzione delle emissioni di CO2 sia attraverso l’impiego di fonti di energia quali nucleare, idroelettrica e altre rinnovabili sia tramite lo sviluppo e l’applicazione di nuove tecnologie di conversione del carbone, tra le quali la gassificazione riveste un ruolo significativo.
Al fine di raggiungere tale obiettivo il “National Development and Reform Commission”-NDRC ha richiesto l’approvazione di nuovi progetti di conversione del carbone e ha introdotto diversi limiti nell’uso delle acque, nell’efficienza energetica e nella protezione ambientale (includendo anche il contenimento delle emissioni di CO2). La prospettiva definita nell’ambito del dodicesimo “Five Year Plan”-FYP prevede diversi step per incoraggiare lo sviluppo e lo “scale up” dei migliori processi di conversione del carbone.
Con questi indirizzi di politica energetica la Cina costituisce un modello per lo sviluppo industriale di tutte quelle tecnologie legate alla conversione del carbone.
E’ quindi evidente che la Cina continuerà a rappresentare per i prossimi anni il Paese con le maggiori opportunità di sviluppo in termini di: tecnologie di gassificazione in taglia commerciale, unità di conversione del syngas, nuovi catalizzatori, produzione di materiali collegati alla filiera e tecnologie di trattamento delle acque di scarico.
Secondo l’FYP tali attività costituiranno uno stimolo significativo per la crescita del PIL in un periodo in cui le opportunità economiche derivanti dalle esportazioni appaiono contenute.

In Asia, oltre la Cina, il paese più promettente in tale ambito è la Mongolia che possiede un carbone di rango adatto per la tecnologia CTL oltre che un mercato interno adeguato. In questo caso l’impegno finanziario potrebbe costituire un vincolo se confrontato con il PIL nazionale e la necessità di realizzare sia le infrastrutture viarie sia gli impianti di produzione CTL. La Mongolia è inoltre considerato al momento un paese a rischio per gli investitori esteri.
Altri paesi interessanti nel continente asiatico sono rappresentati da Vietnam, Pakistan, Indonesia e India.
In Vietnam è in fase di realizzazione un impianto “coal to chemicals” ed è in fase di studio, per una futura realizzazione, un impianto “undergroung coal gasification”-UCG.
In Pakistan, nonostante le ampie riserve di carboni di basso rango, le politiche nazionali sono poco chiare sulle intenzioni di sfruttamento, scoraggiando in tal modo l’interesse di possibili investitori esteri.
Anche in Indonesia, nonostante la presenza di giacimenti di carbone adatti alla gassificazione, la mancanza di politiche chiare in tale settore non incoraggiano lo sviluppo, rendendo poco attrattivo il paese per gli investitori stranieri.
Infine l’India sta cercando di avviarsi verso la gassificazione del carbone, includendo anche la tecnologia UCG. Anche in questo caso la mancanza di politiche chiare e pregresse esperienze industriali non andate a buon fine, limitano lo sviluppo del settore. Progressi potrebbero comunque giungere da pochi progetti “coal to chemicals” in fase di sviluppo da parte di società private che comunque sono molto al di sotto dell’enorme potenziale del Paese.

In Eurasia sono cinque i paesi con un potenziale di sviluppo in tale ambito. Di questi la Russia e il Kazakhstan hanno come priorità gli investimenti nel settore dello sfruttamento di gas e petrolio piuttosto che nella gassificazione del carbone.
L’Ucraina invece intende realizzare impianti “coal to synthetic natural gas-SNG” per migliorare la propria sicurezza energetica; il primo progetto in tale ambito è in fase di sviluppo con il sostegno della Cina.
In Turchia, grazie alla disponibilità di carboni di basso rango e all’attrattiva per la realizzazione di impianti di generazione distribuita, diverse sono le attività in corso, tra cui R&S e progetti industriali che vedono coinvolti attori nazionali con partner esteri.
In Uzbekistan, a discapito del suo progetto UCG in corso da anni, non ci sono immediati piani di sviluppo per ulteriori progetti.

Infine in Sud America, l’unico paese con un forte potenziale in tale ambito è il Brasile, grazie ai suoi vasti giacimenti di carbone di basso rango. Ciò nonostante i progetti per lo sfruttamento del carbone non sono attualmente in linea con gli indirizzi nazionali sulla politica energetica che prevede come opzioni lo sfruttamento di petrolio, gas naturale e l’applicazione di energie rinnovabili. AMad

Il rapporto originale è consultabile gratuitamente, previa registrazione, all’indirizzo:
http://www.iea-coal.org.uk/site/2010/publications-section/reports